Campione emolizzato

Può influenzare l'attendibilità dei risultati degli esami di laboratorio e ripercuotersi negativamente sul processo di diagnosi 

La maggior parte dei ritardi e degli errori diagnostici che si verificano in un laboratorio analisi sono attribuibili alla raccolta di campioni biologici non idonei, i quali possono influenzare la qualità dell'intero processo analitico. In particolare, la causa più frequente di non conformità (40 – 70%) è rappresentata dal campione emolizzato.

Campione emolizzato

L'emolisi consiste nella rottura dei globuli rossi con conseguente dissoluzione dell'emoglobina (contenuta al loro interno) nel plasma o siero, i quali assumono una colorazione rossa visibile a occhio nudo e la cui intensità è appunto proporzionale a quella dell'emolisi.

Il processo emolitico è generalmente un artefatto che si verifica all'interno della provetta (ovvero in vitro) dovuto a trazione dei globuli rossi o a shock termico.
La trazione dei globuli rossi è sostanzialmente un problema di tipo "meccanico" attribuibile a diversi fattori:

  • Una procedura di prelievo non corretta, che comprende l'utilizzo di aghi dal calibro troppo piccolo, il laccio emostatico troppo stretto sul braccio del paziente, prelievi traumatici, o quando la sede del prelievo è una vena molto piccola (per esempio, una di quelle presenti nelle mani);
  • Una gestione inappropriata del campione, come quando quest'ultimo viene miscelato vigorosamente dopo la raccolta, oppure subisce una separazione tardiva della componente cellulare da quella plasmatica;
  • Una centrifugazione prolungata, o troppo veloce, o ripetuta;
  • Condizioni di conservazione inadeguate come il congelamento del sangue intero o un trasporto non idoneo a lunga distanza.

I globuli rossi sono infatti sensibili alle variazioni di temperatura, sia caldo (sopra i 40°C) sia freddo (congelamento), e questo può provocarne la rottura per shock termico.
Si può avere anche una emolisi in vivo (cioè intravascolare), meno frequente rispetto a quella in vitro, come risultato di un'anemia emolitica o di una reazione immunitaria.

In entrambi i casi, il fenomeno in questione può inficiare l'attendibilità dei risultati degli esami di laboratorio e ripercuotersi negativamente sul processo diagnostico: l'emoglobina libera è infatti un interferente analitico, ovvero è una sostanza che determina la deviazione di un valore misurato rispetto al valore vero.


Ad esempio, il rilascio dei componenti cellulari nel campione può cambiare la concentrazione nel siero o nel plasma – sia aumentandola sia diluendola – di alcuni analitici (in particolare potassio, sodio, cloro, enzimi, AST, LDH), interferire con alcune tecniche analitiche (spettrofotometria), oppure possono attivare o inibire processi biologici (come la degradazione dell'insulina).


Anche l'emocromo è un test che risente dell'emolisi: i valori di ematocrito (HCT) e la conta dei globuli rossi (RBC) risulteranno più bassi di quello che sono in realtà, mentre i vari indici correlati all'emoglobina (HB, MCH, MCHC) risulteranno più alti. Le ombre dei globuli rossi lisati possono inoltre essere erroneamente contante come piastrine (PLT), le quali risulteranno aumentate.
La presenza di emolisi è definita come variabile di tipo pre-analitico, non dipendenti dal laboratorio né dal processo analitico e sono considerate controllabili e minimizzabili seguendo le corrette procedure di prelievo, trasporto e conservazione del campione.

 

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  • A cura di: Giulia Iuliani
    Unità Operativa di Laboratorio Analisi
    Dipartimento di Medicina Diagnostica e di Laboratorio
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Ultimo Aggiornamento: 16 aprile 2021


 
 

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