Cheratite

Un'infiammazione della cornea che può essere causata da un'infezione virale oppure da eventi traumatici. Per curarla bisogna risalire alla causa 

La cheratite è un processo infiammatorio della cornea, che può avere origine da un'infezione (batteri, funghi, virus o parassiti) oppure anche essere causato da traumi, esposizione ad agenti chimici o fisici, alterato trofismo e alterazione del film lacrimale.

La cornea è la membrana trasparente che ricopre la superficie anteriore dell'occhio. La cornea è responsabile del passaggio della luce all'interno dell'occhio e, insieme al cristallino, rappresenta la lente situata all'interno dell'occhio con cui costituisce il cosiddetto diottro oculare, cioè la capacità dell'occhio di svolgere complessivamente la funzione di una lente (come se fosse un occhiale).

La gravità della cheratite è variabile e dipende dalle sue cause. Nella diagnosi, l'individuazione della causa è essenziale per definire il piano di cura e per cercare di evitare danni permanenti alla vista.
Tra le forme di cheratite più diffusa in età pediatrica ci sono quelle virali, in particolare causate da herpes virus e da adenovirus.

Nel caso dell'herpes virus, si tratta del virus che più di frequente causa una ulcera corneale e che nei Paesi sviluppati rappresenta la seconda causa di cecità corneale, dopo i traumi.

Nel caso dell'adenovirus, si tratta di una forma che tende a diffondersi con grande facilità negli ambienti molto popolati, come la scuola. In entrambi i casi possono essere necessarie settimane prima della guarigione. In ogni caso, sono frequenti le ricadute.

Una particolare menzione merita la cheratite da acanthamoeba. Si tratta di un protozoo ubiquitario presente nel terreno e nell'acqua.
La cheratite da acanthamoeba è spesso associata all'uso di lenti a contatto.
I principali fattori di rischio sono l'uso prolungato delle lenti da contatto, la scarsa igiene, l'impiego di saliva o acqua di rubinetto per la pulizia e la cattiva conservazione delle lenti.

Nei portatori di lente a contatto, la cheratite da acanthamoeba è preceduta di solito da un trauma all'occhio anche lieve e dall'esposizione ad acqua (classiche le infezioni contratte in piscina se si fa il bagno indossando le lenti a contatto) o terriccio contaminati. La diagnosi non sempre è immediata e il trattamento è complesso e prolungato.

Di recente, anche nei bambini stanno aumentando i casi di cheratite secondaria a deficit del film lacrimale, causata da un uso eccessivo dei tablet o degli smartphone.

Le cheratiti provocano nella fase acuta un dolore molto intenso all'occhio dal momento che la cornea è riccamente innervata dal nervo trigemino che spesso rende difficoltosa l'apertura dell'occhio.
Altri sintomi frequenti sono:

  • La fotofobia (senso di fastidio provocato dalla luce);
  • La sensazione di corpo estraneo;
  • Il bruciore dell'occhio;
  • La lacrimazione;
  • L'arrossamento dell'occhio;
  • La difficoltà ad aprire l'occhio.

In caso di cheratite, l'oculista dovrà esaminare l'occhio del piccolo paziente con la lampada a fessura (biomicroscopio) effettuando una visita ambulatoriale.
Si tratta di un microscopio che permette di osservare la superficie anteriore dell'occhio, di valutare l'infiammazione della cornea e l'eventuale presenza di ulcere.

È possibile effettuare un esame di laboratorio allo scopo di identificare o isolare il microbo – di solito un virus - che ha causato la cheratite. Per fare questo occorre prelevare una minuscola quantità di tessuto corneale. Nei bambini più piccoli o non collaboranti, questo si effettua durante una breve visita in anestesia generale.

Per la cura delle cheratiti virali il trattamento è meno specifico e meno efficace. Particolarmente importante in questi casi è la collaborazione con il pediatra e con l'infettivologo per la ricerca di eventuali cause sistemiche, in particolare legate a difetti del sistema immunitario.

Nei casi in cui la cheratite lasci una cicatrice corneale (leucoma) che sia nella porzione centrale della cornea e che determini un ostacolo alla visione, è necessario l'intervento chirurgico.

Infatti, nella maggior parte di questi casi, specialmente quando l'opacità della cornea è relativamente profonda, può essere necessario il trapianto di cornea. Nei casi peggiori, tuttavia, il trapianto corneale presenta una alta probabilità di fallimento.

 

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  • A cura di:  Luca Buzzonetti
    Unità Operativa di Oculistica
  • in collaborazione con:

Ultimo Aggiornamento: 25  Febbraio 2019 


 
 

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