Colera

Una malattia causata da un'infezione batterica che si manifesta con sintomi intestinali. Si previene con il vaccino e con adeguate norme igieniche 

Il Colera è una malattia acuta causata dal batterio Vibrio Cholerae che provoca un'infezione dell'intestino. I sierogruppi responsabili della malattia nell'uomo sono l'O1 ElTor e l'O139 che, attraverso la produzione di una tossina, causano la sintomatolog

ia. A partire dal 2000 si è assistito ad un progressivo aumento del numero dei casi che attualmente si concentrano soprattutto in Africa, nel Sud-est Asiatico e ad Haiti. Il colera può essere molto pericoloso, ma è facilmente prevenibile e curabile. 

Il colera ha un periodo di incubazione tipico di uno o due giorni. Tuttavia, questo periodo può variare, in base alle caratteristiche della persona contagiata, da alcune ore fino a tre o cinque giorni.
Il batterio del colera si trova di solito nell'acqua o nel cibo contaminati dalle feci di persone infette.

Viene diffuso nella comunità se il trattamento delle acque non è adeguato o per scarsa o insufficiente igiene. Il batterio del colera può anche vivere in ambiente salmastro e nell'acqua di mare (soprattutto acque costiere).

I frutti di mare (come cozze e mitili in generale), sciacquati con acque non controllate e consumati crudi sono stati responsabili di alcuni casi di colera verificatisi negli anni ‘70 in Italia. Tuttavia, anche la trasmissione diretta, da persona a persona, si pensa possa svolgere un ruolo importante nella diffusione della malattia durante le epidemie. 

Il colera si presenta spesso in forma lieve o asintomatica. Però, in una persona infetta su 10 (5-10%) può causare sintomi di una malattia grave come diarrea acquosa (detta "ad acqua di riso"), vomito e crampi muscolari. In questi casi, la perdita di fluidi causata dalla diarrea può provocare disidratazione e perdita di elettroliti fino allo shock che, in assenza di trattamento, può causare nel giro di poche ore il decesso.

Tra i bambini con colera, la complicanza principale è la polmonite, causata dall'aspirazione del vomito: questa polmonite può causare la morte del bambino. Di norma, se il trattamento è tempestivo, il colera non determina complicanze a lungo termine. Tuttavia, nei bambini piccoli, in seguito alla malattia si possono verificare forme croniche di enteropatia e malnutrizione.

La maggior parte dei casi di colera viene diagnosticata sulla base del sospetto clinico in pazienti che presentano diarrea acuta grave. La diagnosi può essere confermata dall'isolamento di V. Cholerae da colture di campioni di feci.

Test rapidi come gli stick delle feci o la microscopia in campo oscuro possono rafforzare il sospetto diagnostico nelle situazioni in cui la coltura delle feci non è prontamente disponibile. 

L'idratazione è il cardine del trattamento per il colera. I fluidi sostitutivi possono essere somministrati per bocca, tranne nei casi di grave disidratazione o shock, in cui è necessario somministrare liquidi per via endovenosa.

Per la terapia delle forme moderate e gravi di colera possono anche essere utilizzati gli antibiotici per bocca (macrolidi, fluorochinoloni e tetracicline) che possono abbreviare la durata della diarrea e di conseguenza ridurre le perdite di fluidi.

La maggior parte dei V. cholerae O139 e molti dei sierogruppi O1 ElTor sono resistenti al trimetoprim-sulfametssazolo e al furazolidone.
Un'alimentazione adeguata nei pazienti è importante per prevenire la malnutrizione e facilitare il recupero della normale funzione gastrointestinale.

Nei bambini più piccoli, la somministrazione di soluzioni per la reidratazione orale non è per nulla incompatibile con l'allattamento al seno che, anzi, va incoraggiato. 

La prevenzione del colera si basa su due principali capisaldi:

  • La gestione delle acque potabili e reflue (approvvigionamento idrico pulito e servizi igienici adeguati);
  • La vaccinazione

In Italia la vaccinazione è raccomandata solo per i viaggiatori a rischio (come lavoratori o operatori sanitari che si recano in zone colpite da disastri in aree endemiche e in zone di epidemia), visto che il rischio per la maggior parte dei viaggiatori internazionali è basso (grazie all'adozione di corrette norme igieniche e alle dovute precauzioni per evitare di consumare cibi o bevande contaminati). Il vaccino è somministrato per via orale in due dosi a 7-40 giorni l'una dall'altra.

 

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  • A cura di: Caterina Rizzo
    Area Funzionale di Percorsi Clinici ed Epidemiologia
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Ultimo Aggiornamento: 28  Febbraio 2022 


 
 

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