Nuovo Coronavirus: come si comporta la variante Omicron

La variante Omicron in rapida evoluzione pone nuovi interrogativi su trasmissione, gravità ed evoluzione dei Coronavirus 

I tassi di infezione con la variante Omicron del Coronavirus SARS-CoV-2 si stanno riducendo in molti Paesi. Ma gli scienziati stanno ancora cercando di capire come mai si è diffusa così rapidamente e cosa potrebbe succedere dopo. Sappiamo infatti che, a differenza delle precedenti varianti, Omicron spesso infetta persone vaccinate o che hanno anticorpi per una precedente infezione.

La variante Omicron sembra essere altamente contagiosa, ma causare malattie meno gravi di altre varianti. Il virus SARS-CoV-2, infatti, continua ad evolversi e sarebbe cambiato: entra nelle cellule in modo diverso, infettando meno i polmoni e più le cellule del naso.
Queste modifiche sarebbero legate alle decine di mutazioni che lo separano dalle varianti precedenti che gli permettono di eludere gli anticorpi dell'ospite, in particolare quelli neutralizzanti che si legano di meno alla proteina spike del virus per bloccarne l'ingresso nelle cellule.

La maggiore colonizzazione delle cellule nasali influenzerebbe anche la trasmissione: questa variante crea una maggiore concentrazione di particelle virali nel naso, tanto che gli individui infetti rilasciano più Coronavirus con ogni respiro.

Infatti alcuni studi suggeriscono che Omicron si replica più velocemente nel sistema respiratorio superiore rispetto a tutte le forme precedenti del virus, mentre altri studi sperimentali rilevano meno particelle di virus nei polmoni rispetto alle varianti precedenti.

Questo sarebbe legato a un enzima cellulare chiamato TMPRSS2, più frequente nei polmoni, utile all'ingresso del virus nelle cellule. Ma, per entrare, Omicron ha per lo più abbandonato la via del TMPRSS2 e viene invece ingoiato intero in bolle intracellulari chiamate endosomi.

Molte cellule del naso infatti producono ACE2, ma non TMPRSS2: questo permette a Omicron di infettare non appena inalato le cellule delle alte vie respiratorie, senza necessità di raggiungere i polmoni. Ecco perché Omicron può diffondersi così facilmente tra le persone e provocare rapidamente l'infezione.

Ma dato che molte persone hanno un certo livello di immunità (grazie alla vaccinazione COVID-19 o a un'infezione precedente), i tassi di ospedalizzazione e morte per Omicron sono molto inferiori rispetto a quelli delle varianti precedenti.

Le infezioni da Omicron sono meno gravi dei casi Delta in termini di visite al pronto soccorso, ricoveri in ospedale o necessità di terapia intensiva e di ventilazione meccanica.
Infatti, la relativa incapacità di Omicron di colonizzare o danneggiare i polmoni sembra dare un minor numero di casi di polmonite grave e di insufficienza respiratoria, a fronte di un maggior numero di sintomi di raffreddore.

Uno degli strumenti chiave di difesa del nostro organismo contro gli agenti patogeni è una molecola chiamata interferone, che le cellule producono quando individuano un microrganismo invasore. L'interferone induce le cellule infette ad aumentare le proprie difese - per esempio, tenendo i virus intrappolati negli endosomi - e nello stesso momento lancia un allarme alle cellule vicine non infette, in modo che possano fare lo stesso.

Omicron sembra essere meno capace di evitare o disabilitare gli effetti dell'interferone, provocando un più debole attacco ai polmoni che lo renderebbero meno pericoloso. Invece le proteine virali riconosciute dalle cellule T non sembrano essere cambiate molto in Omicron, rispetto alle precedenti varianti di SARS-CoV-2.
Anche se le cellule T sono più lente degli anticorpi a rispondere alla minaccia infettiva, una volta che vengono attivate sono molto efficaci. Nelle persone vaccinate questo aiuta a impedire che le infezioni diventino gravi.

Capire quali sono le parti del SARS-CoV-2 che mutano più raramente e che servono come attivatori delle cellule T potrebbe aiutare a creare nuove formulazioni di vaccini, capaci di indurre forme più durature di immunità contro le varianti attuali e future.

I dati finora disponibili su Omicron suggeriscono che questa variante è altamente contagiosa soprattutto all'inizio dell'infezione, perché la carica virale iniziale è alta, anche se diminuisce rapidamente quando tenta di diffondersi oltre le vie aeree superiori o quando incontra l'interferone. Il virus Omicron è quindi molto efficace nell’entrare nelle cellule del naso, ma una volta dentro, in realtà, non sembra essere eccessivamente pericoloso.

La minore gravità di Omicron non deve tuttavia rassicurarci, perché la maggior parte degli esperti pensa che questa non sarà la variante finale di cui dobbiamo preoccuparci: Omicron continuerà a evolversi, creando una sorta di variante Omicron-plus peggiore di quella attuale, oppure apparirà una nuova variante non correlata.

Con decine di mutazioni, Omicron ha dimostrato la grande capacità evolutiva del virus SARS-CoV-2. Dato che questo virus è noto per la sua capacità di infettare diverse specie animali, tra cui visoni, cervi e criceti, alcuni scienziati pensano che Omicron potrebbe essere passato attraverso uno o più ospiti animali prima di essere rilevato per la prima volta in Sudafrica.

Potrebbe quindi infiltrarsi in un numero ancora maggiore di specie rispetto a quelle di cui sappiamo, e poi tornare di nuovo all'uomo, portando potenzialmente nuovi e più pericolosi adattamenti. Quindi, per quanto riguarda la gravità, non c'è garanzia che continui a diminuire.

La maggior parte della ricerca attuale è quindi ancora preliminare, e conosciamo davvero da poco tempo questa variante. Tuttavia qualunque cosa accada dopo, troverà una moltitudine di scienziati impegnati e in collegamento tra loro, pronti ad analizzare quanto accade e a cercare di risolvere i problemi.

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  • A cura di: Guido Castelli Gattinara
    Istituto Bambino Gesù per la Salute del Bambino e dell'Adolescente
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Ultimo Aggiornamento: 07  Aprile 2022 


 
 

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