Trematodiasi di origine alimentare

Malattia causata da parassiti principalmente diffusi nel Sud-Est Asiatico e in America Latina. Si trasmettono all'uomo attraverso alimenti contaminati consumati crudi o non ben conservati 

Le trematodiasi alimentari sono un gruppo di infezioni causate da diverse specie di vermi piatti, che riescono a colonizzare l'organismo in seguito a ingestione di cibo contaminato (pesce crudo, crostacei o verdure). Queste parassitosi sono principalmente diffuse nel Sud-Est Asiatico e in America Latina e si stima che ogni anno si ammalino circa 40 milioni di persone.

A causare le treamtodiasi nell'uomo sono quattro diversi generi di vermi piatti (trematodi):

  • Clonorchis spp., responsabile della clonorchiasi;
  • Opisthorchis spp., che causa l'opistorchiasi;
  • Fasciola spp. e Paragonimus spp. che causano rispettivamente la fascioliasi e la paragonimiasi.

Queste infezioni sono considerate delle zoonosi, poiché i primi ospiti dei parassiti non sono gli esseri umani, ma il serbatoio è rappresentato principalmente dagli animali selvatici. In seguito al consumo di alimenti contaminati, crudi o poco cotti, i parassiti penetrano nell'organismo umano e portano avanti il loro ciclo, arrivando a infettare diversi distretti dell'organismo a seconda del parassita responsabile dell'infezione. Le uova vengono rilasciate nell'ambiente esterno con le feci.

I sintomi delle trematodiasi intestinali possono essere vari e dipendono dal parassita responsabile dell'infezione e dagli organi in cui gli esemplari adulti si stabiliscono.
Nei casi di infezione acuta i sintomi più comuni sono:

  • Febbre;
  • Tosse;
  • Vomito;
  • Diarrea;
  • Addome gonfio e dolorante;
  • Ingrossamento del fegato e della milza;
  • Spesso ingiallimento della pelle e delle sclere degli occhi (ittero).

Se l'infezione diventa cronica è possibile che fegato, vie biliari e polmoni vengano danneggiati.
Le specie Clonorchis e Opisthorchis si depositano nei dotti biliari più piccoli del fegato, causando infiammazione e fibrosi dei tessuti circostanti. Un'infezione acuta o precoce può provocare sintomi gastrointestinali non specifici.
L'infezione cronica può provocare colangiocarcinoma, un cancro fatale del dotto biliare. I vermi adulti di Fasciola si depositano nei dotti biliari più grandi e nella cistifellea causando infiammazione, fibrosi, blocco della bile, coliche e ittero. L'infezione cronica può provocare cirrosi epatica.


La destinazione finale delle specie Paragonimus è nel tessuto polmonare, con conseguente tosse cronica, con sangue nell'espettorato, dolore toracico, dispnea (mancanza di respiro) e febbre. Questi sintomi possono essere confusi con la tubercolosi. I vermi adulti possono anche infettare sedi extrapolmonari come il cervello e possono provocare sintomi come mal di testa, confusione mentale, convulsioni ed emorragia cerebrale.

Per diagnosticare queste parassitosi bisogna tenere conto della storia del paziente e sapere se si è recato in aree in cui questi parassiti sono presenti.
Solitamente l'analisi al microscopio di materiale infetto (come feci, bile o contenuto dell'intestino) permette di identificare le uova del parassita. È possibile effettuare analisi del sangue per cercare anticorpi specifici e determinare la specie di parassita responsabile dell'infezione.

I farmaci che si usano per curare queste infestazioni sono gli antielmintici, che uccidono i parassiti e ne permettono l'espulsione dall'organismo. Quelli utilizzati più frequentemente sono il Praziquantel, l'Albendazolo ed eventualmente la Nitazoxanide.

Il principale strumento di prevenzione delle trematodiasi intestinali si basa sul trattamento degli alimenti che provengono da zone in cui questi parassiti sono diffusi. È importante consumare cibo ben lavato e ben cotto ed è bene conservare gli alimenti a una temperatura di -20°C per alcuni giorni, al fine di uccidere tutti gli eventuali parassiti presenti.

Se trattate con i farmaci adeguati, queste malattie di solito si risolvono senza provocare grossi danni. Se però vengono trascurate o non trattate, possono evolvere con complicazioni gravi a carico dell'apparato gastro-intestinale o respiratorio, che in alcuni casi risultano fatali.

 

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  • A cura di: Caterina Rizzo
    Area Funzionale di Percorsi Clinici ed Epidemiologia
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Ultimo Aggiornamento: 26 marzo 2021


 
 

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