Bulbo oculare: eviscerazione

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04 gennaio 2018

L'INTERVENTO

Consiste nella rimozione del contenuto del bulbo oculare lasciando il nervo ottico e sclera in situ. Si distingue così dalla enucleazione che consiste nella rimozione del globo in toto, compresa la cornea, sclera, e una porzione del nervo ottico. Viene praticato per la presenza di una patologia degenerativa, per la presenza di dolore incoercibile o per l'impossibilità di poter indossare un guscio protesico.

L'anestesia più frequentemente usata è quella generale. Si può prevedere un' anestesia locale unita a una sedazione in caso di controindicazioni formali al primo tipo di anestesia.

Durante l'intervento il contenuto del globo oculare è sostituito da un impianto la cui taglia, simile a quella di un occhio normale, permette l'adattamento di una protesi oculare. Questo impianto può essere un innesto prelevato dal paziente durante l'operazione stessa (innesto dermo-adiposo) o essere costituito da un biomateriale inerte. I tessuti che ricoprono l'occhio (capsula di Tenone e congiuntiva) sono suturati adeguatamente al fine di inserire un conformatore (piccolo guscio in materiale sintetico) che sostituisce la futura protesi. L'intervento permette generalmente una adeguata mobilità del globo oculare. In ogni caso una protesi non potrà mai essere mobile esattamente come un occhio a causa della sua rigidità.

Un edema delle palpebre e dolore sono da considerarsi normali per i 3 o 4 giorni che seguono l'operazione. Normalmente vengono prescritti analgesici ed antibiotici per via generale e colliri antibiotici e/o antinfiammatori per alcune settimane.  I risultati vengono valutati a distanza e dipendono da diversi fattori tra cui il tipo di operazione, lo stato del sacco congiuntivale e delle palpebre, la qualità della protesi. Sono generalmente buoni sul piano estetico. 

L'intervento è generalmente privo di rischi.


a cura di: Prof. Luca Buzzonetti, Dott.ssa Paola Valente
in collaborazione con:
Bambino Gesù Istituto per la Salute