Epifisiolisi

Si verifica più frequentemente nei maschi ed è comune durante la crescita. Causa dolore e rigidità all'anca 

L’epifisiolisi è una patologia caratterizzata dallo scivolamento della testa del femore verso il basso e posteriormente con la perdita della normale continuità con il collo femorale. 

L’anca è composta da due parti: 

  • Testa del femore che ha la forma di una sfera;
  • Acetabolo: la cavità convessa del bacino che contiene la testa del femore.

Durante la crescita, il femore si sviluppa grazie ad un'area di cartilagine chiamata fisi o cartilagine di accrescimento. Le fisi si trovano tra la parte più larga del femore (metafisi) e la fine del femore (epifisi).

L’epifisiolisi è il disturbo dell'anca più comune negli adolescenti e colpisce più i maschi delle femmine. In tale condizione la testa del femore, scivola in basso e indietro rispetto al collo del femore, a livello della cartilagine di accrescimento che è l'area più debole dell'osso che non si è ancora sviluppata.

L’epifisiolisi di solito si sviluppa durante periodi di rapida crescita, poco dopo l'inizio della pubertà. Nei maschi, si manifesta di solito tra i 12 e i 16 anni. Nelle femmine, in età compresa tra 10 e 14 anni.

Solitamente si verifica solo da un lato, tuttavia, nel 40% dei pazienti, in particolare in quelli di età inferiore ai 10 anni, si può manifestare anche sul lato opposto, in un periodo di tempo che di solito non è maggiore di 18 mesi.

A volte l’epifisiolisi si verifica improvvisamente, dopo una caduta o un trauma (acuta), più spesso, si sviluppa gradualmente durante settimane o mesi, senza essere preceduta da alcun sintomo (cronica).

L’epifisiolisi si può classificare in base ad un criterio temporale di insorgenza dei sintomi in:

  • Acuta: sintomi insorti da meno di 3 settimane
  • Cronica: sintomi insorti da più di 3 settimane
  • Acuta su cronica: sintomi peggiorati improvvisamente su un’epifisiolisi cronica

Si può anche classificare in base alla capacità del paziente di mettere il peso sull’anca interessata, in questo caso avremo:

  • Epifisiolisi stabile, il paziente riesce a camminare o poggiare il peso sull'anca interessata, con o senza stampelle. La maggior parte dei casi di epifisiolisi sono di tipo stabile;
  • Epifisiolisi instabile, questa forma è più grave. Il paziente non può camminare o mettere peso sull’anca, anche con le stampelle. La forma instabile richiede un trattamento urgente.

Conoscere il tipo di epifisiolisi aiuterà il medico a scegliere il trattamento più adatto.

Le cause dell’epifisiolisi non sono note. 
I fattori di rischio sono:

  • Peso eccessivo o obesità: la maggior parte dei pazienti è al di sopra del 95° percentile per il peso corporeo;
  • Storia familiare di epifisiolisi;
  • Avere una malattia endocrina o metabolica, come l'ipertiroidismo, è un fattore di rischio soprattutto per i pazienti che sono di età superiore o inferiore alla fascia di età tipica dell’epifisiolisi che va dai 10 ai 16 anni di età.

I sintomi di epifisiolisi variano a seconda della gravità della situazione.
Il paziente con epifisiolisi lieve o stabile di solito ha un dolore intermittente all'inguine, all'anca, al ginocchio o alla coscia, per diverse settimane o mesi.

Questo dolore di solito peggiora con il movimento. Il paziente può camminare o correre zoppicando dopo un periodo di attività.

Nell’epifisiolisi più grave o instabile, i sintomi possono comprendere:

  • Inizio improvviso del dolore, spesso dopo una caduta o un infortunio;
  • Incapacità a camminare o portare il peso sulla gamba coinvolta;
  • Extrarotazione, rotazione verso l’esterno del corpo, della gamba coinvolta;
  • Differenza di lunghezza tra le gambe: la gamba con epifisiolisi può apparire più corta della gamba opposta.

La diagnosi si fa con la radiografia del bacino e dell’anca coinvolta. In alcuni casi può essere necessario richiedere la risonanza magnetica.


Figura A Paziente con epifisiolisi, la radiografia mostra la testa del femore che scivola via dal collo del femore (freccia).  

Il trattamento della epifisiolisi prevede un intervento chirurgico per impedire alla testa del femore di scivolare ancora di più verso il basso. Per ottenere il miglior risultato, è importante che tale situazione sia diagnosticata il più rapidamente possibile.

La diagnosi precoce di epifisiolisi offre le migliori possibilità di stabilizzare l'anca ed evitare complicazioni.
La tipologia di intervento chirurgico dipende dalla gravità dello scivolamento. Le tecniche utilizzate per il trattamento di epifisiolisi comprendono:

  • Fissazione in situ. Questa è la tecnica utilizzata più spesso per i pazienti con epifisiolisi stabile o lieve. Mediante una piccola incisione chirurgica si inserisce una vite metallica attraverso la cartilagine di accrescimento (fisi) per mantenere la posizione della testa del femore e prevenire altri scivolamenti (fig. B). Nel tempo, la fisi si chiuderà. Una volta che la fisi è chiusa, non si possono verificare scivolamenti;
  • Riduzione aperta. Nei pazienti con epifisiolisi instabile o con scivolamenti importanti l’intervento prevede la riduzione della testa femorale nella sua posizione originaria attraverso un’incisione chirurgica più ampia che prevede l’apertura della capsula articolare con successiva fissazione della testa femorale con fili metallici e/o viti metalliche (fig. C).

 

Fig B Fissazione della testa del femore con l’utilizzo di una vite.

Fig C Fissazione della testa del femore con l'utilizzo di più viti e fili dopo riduzione aperta.

Il periodo postoperatorio prevede l’astensione dal carico sull’arto operato per circa 30 giorni.
La fisioterapia può essere utile per aiutare a rafforzare i muscoli dell'anca e delle gambe e migliorare i movimenti.

L’approccio multidisciplinare in questi pazienti è fondamentale e prevede il supporto del pediatra, del dietologo e dell’endocrinologo.

Le complicanze più frequenti dell’epifisiolisi indipendentemente dal suo trattamento sono la necrosi avascolare e la condrolisi della testa femorale:

  • Necrosi avascolare. In casi gravi, l’apporto di sangue nella testa del femorale può diminuire. Questo può portare ad un deterioramento graduale e molto doloroso della cartilagine articolare e dell’osso sottostante, una situazione chiamata necrosi avascolare (AVN) o osteonecrosi. La necrosi avascolare si verifica più frequentemente nei pazienti con epifisiolisi instabile. Le radiografie possono non mostrare i segni di una necrosi avascolare fino a 12 mesi dopo l'intervento. Sono quindi necessari controlli ripetuti e accurati;
  • Condrolisi. La condrolisi è una complicanza rara ma grave della epifisiolisi. Nella condrolisi, scompare molto rapidamente la cartilagine articolare sulla superficie dell'articolazione dell'anca, causando dolore, malformazione e perdita permanente del movimento dell'anca coinvolta

 

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  • A cura di: Laura Ruzzini, Pier Francesco Costici
    Unità Operativa di Ortopedia e Traumatologia di Palidoro
  • in collaborazione con:

Ultimo Aggiornamento: 07  Gennaio 2026 


 
 

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