Displasia congenita o lussazione dell'anca

Si tratta di un'anomalia dello sviluppo dell'anca che determina un rapporto articolare non stabile tra la testa del femore e l'acetabolo. È più diffusa nelle femmine 

La displasia congenita o lussazione dell’anca è una anomalia dello sviluppo che, se non trattata in modo opportuno, può portare la testa del femore a spostarsi dalla posizione in cui si trova normalmente, nella cavità dell’acetabolo.
L’anca è composta da due parti: 

  • La testa del femore che ha la forma di una sfera;
  • L'acetabolo, la cavità dell'anca che contiene la testa del femore che ruota all’ interno.

 

Displasia congenita o lussazione dell'anca

Nell’ 1-2% dei neonati, l’acetabolo non riesce a contenere la testa del femore, che tende a spostarsi dalla sua posizione: si parla di lussazione.
Di solito, si tratta di un difetto temporaneo: la cavità non ha finito di svilupparsi, c’è un ritardo dell'ossificazione e i legamenti sono ancora deboli.
Con le appropriate terapie, il difetto può risolversi nel giro di qualche mese. È importante che il bambino tenga sempre le gambine il più possibile divaricate verso l'esterno.

La posizione divaricata spingerà la testa del femore nell'acetabolo, la cavità che l’accoglie, e le due ossa potranno così crescere insieme, correggendo il difetto.
L'avvicinamento delle ginocchia tra loro non è un movimento spontaneo per il neonato e andrebbe evitato, in quanto causa lo spostamento delle teste dei femori dalla loro posizione normale. 

La frequenza di displasie e lussazioni delle anche è molto più elevata nelle popolazioni in cui le donne usano fasciare i bambini o trasportarli legati a tavole. Al contrario, nelle popolazioni in cui le mamme sono solite portare i bambini sulle spalle, con le gambine divaricate, la frequenza della displasia dell'anca è vicina allo zero.

Le cause della displasia congenita o lussazione dell’anca non sono ancora state definite con certezza, anche se una predisposizione genetica sembra essere alla base della malattia. 
Esistono dei fattori di rischio che favoriscono la displasia congenita dell’anca: 

  • Sesso femminile: il rapporto femmine/maschi è di circa 4,5/1;
  • Presentazione podalica alla nascita: quando il bambino è posizionato con i piedi in basso e la testa in alto nell’utero;
  • Oligoidramnios: presenza di poco liquido amniotico;
  • Malformazioni associate (piede torto, torcicollo miogeno ecc.);
  • Familiarità per displasia dell’anca (un parente di primo o secondo grado del neonato che abbia sofferto di questa condizione). 

La visita del neonato, eseguita dai neonatologi alla nascita, è importante per diagnosticare le forme gravi di displasia e lussazione dell’anca. Il pediatra neonatologo esegue di routine alcune manovre che lo aiutano nella diagnosi o quanto meno nel sospettare una displasia congenita dell’anca. Spesso, però, la sola visita del pediatra non è sufficiente per diagnosticare le forme lievi che, se non curate, possono peggiorare.

La diagnosi certa di displasia dell’anca si fa con l’esame ecografico (nei primi mesi di vita del neonato) e poi con l’esame radiografico nei lattanti e nei bambini più grandi.
È fondamentale individuare al più presto la displasia congenita dell’anca per correggerla in tempo.

Per tale motivo, è essenziale che tutti i neonati eseguano l’ecografia dell’anca entro il terzo mese di vita. L'esame ecografico deve essere sempre anticipato quando sono presenti i fattori di rischio nominati sopra (entro le 6 settimane di vita) oppure quando la visita del pediatra faccia sospettare una displasia congenita.

Quando non sono presenti fattori di rischio per la lussazione dell’anca, si consiglia di non anticipare troppo l’ecografia poiché esistono dei normali ritardi di maturazione dell’articolazione dell’anca, che in genere si risolvono da soli. In questi casi l’utilizzo da parte delle mamme di marsupi o fasce porta bebè può essere di aiuto. L’utilizzo di fasce e marsupi, infatti, favorisce il mantenimento dei neonati nella posizione migliore per le anche, piegate e aperte verso l’esterno.

Il trattamento della displasia congenita dell’anca varia secondo l’età e la gravità della condizione. Ci sono quattro gradi di gravità, dalla forma più lieve fino alla lussazione, quando la testa del femore è uscita dalla cavità che lo accoglie, l'acetabolo.
Nella maggior parte dei casi, la displasia dell’anca si risolve con l’utilizzo di appositi strumenti, i tutori, che tengono immobilizzate le anche del bambino in una posizione corretta, che favorisce il normale sviluppo dell’acetabolo. Esistono vari tipi di tutore e il medico specialista sceglierà quello più adatto per ciascun bambino, in base all'età e alla gravità del problema.
I tutori sono generalmente ben accettati dai neonati, che li portano senza problemi anche di notte, e vengono tolti solo per il cambio pannolino e per il bagnetto. 
Di solito, prima si fa la diagnosi più veloce sarà la guarigione.

Se invece la displasia congenita dell’anca viene diagnosticata tardi, dopo i 6 mesi di vita, oppure è presente una vera e propria lussazione, bisogna fare un trattamento più impegnativo che consiste in gessi correttivi che si cambiano ogni mese, generalmente 3, seguiti poi dall’applicazione di un tutore fino alla guarigione.

Un bambino curato con un tutore per un periodo superiore a sei mesi, avrà qualche difficoltà a camminare intorno all'anno di vita per mancanza di esercizio muscolare. Si tratta però di un semplice ritardo che non comporta nessuna limitazione fisica per il futuro. Non sono necessarie particolari fisioterapie e l'autonomia viene recuperata in tempi brevissimi.

Nei pochi casi in cui la displasia congenita dell’anca è particolarmente grave, si deve ricorrere all’intervento chirurgico, seguito dal posizionamento di gessi fino a quando verrà raggiunta la stabilità dell’articolazione.
Raramente, e nei casi più gravi e diagnosticati molto in ritardo, potrebbe essere necessario ricorrere a interventi di chirurgia più importanti, per ripristinare l’anatomia normale dell’articolazione; senza questi interventi non sarebbe possibile camminare in modo normale.


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  • A cura di: Laura Ruzzini
    Unità Operativa di Ortopedia
  • in collaborazione con:

Ultimo Aggiornamento: 07 settembre 2021


 
 

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