Nuovo Coronavirus: perché i bambini si ammalano di meno?

I bambini, soprattutto sotto i 10 anni di età, sono spesso asintomatici e, quando si ammalano, manifestano sintomi di COVID-19 molto più lievi rispetto agli adulti 

La nuova pandemia pone molti nuovi quesiti ai ricercatori di tutto il mondo. Tra i più stimolanti vi è quello di comprendere perché i bambini, specie i più piccoli, se infettati dal nuovo Coronavirus SARS CoV-2 si ammalano di meno.
In Italia solo il 2,5% dei casi di Coronavirus interessa i bambini sotto 10 anni (che invece rappresentano circa il 10% della popolazione) e nel 90% dei casi i sintomi sono moderati o lievi, oppure completamente assenti.
Una volta infettato, il rischio per un bambino di sviluppare una malattia grave che richiede il ricovero in ospedale è 25 volte inferiore rispetto agli adulti (0,1% contro il 2,6% degli adulti) e il rischio di morte è 500 volte inferiore rispetto agli adulti (0,001% contro lo 0,5%), come risulta da uno studio francese pubblicato recentemente.

La resistenza dell'infanzia alle infezioni virali è già stata riscontrata in passato in altre malattie infettive, come per la varicella e l'infezione da virus di Epstein-Barr (mononucleosi). Così è stato anche nelle epidemie di SARS e MERS – due gravi malattie respiratorie causate da coronavirus simili al nuovo Coronavirus – che sembravano risparmiare per gran parte i bambini.
Il SARS-CoV-2 è uno dei sette coronavirus che sono in grado di infettare l'uomo. Esclusi quelli della SARS e del MERS, gli altri sono relativamente benigni, causando nella stragrande maggioranza dei casi solo il raffreddore comune.
Probabilmente l'esposizione a Coronavirus più lievi, frequente nell'infanzia, può giocare un ruolo protettivo – forse immunologico – nei bambini rispetto agli adulti.

Un'altra spiegazione potrebbe derivare dalle differenze nei livelli di espressione del recettore dell'enzima di conversione dell'angiotensina ACE2, il recettore che permette al virus SARS CoV-2 di entrare nelle cellule dell'apparato respiratorio.
Studi scientifici ne documentano la ridotta presenza sulle cellule dell'epitelio nasale dei bambini sotto 10 anni rispetto agli adulti. Infatti, anche la polmonite acuta dovuta all'altro Coronavirus H6VNL63, che pure si lega all'ACE2, è più frequente negli adulti che nei bambini.

Altra considerazione fatta da alcuni ricercatori è relativa ai maggiori stimoli che il sistema immunitario di un bambino ha rispetto ad un adulto. Sembra che la maggiore attività di un mediatore dell'immunità, come l'interferone I, abbia la capacità di bloccare la replicazione dei virus.
È stato dimostrato, ad esempio, che i bambini piccoli con una migliore produzione di interferone I vanno incontro a infezioni meno gravi da Virus Respiratorio Sinciziale.


Nell'infanzia, infatti, le difese immunitarie sono maggiori che nell'anziano e il sistema immunitario è fortemente stimolato anche dalle vaccinazioni, per cui potrebbe rispondere meglio degli adulti anche all'infezione da nuovo Coronavirus.
Inoltre, si è ipotizzato che il ripetersi di infezioni virali delle vie respiratorie superiori nei bambini – in particolare quelle da altri Coronavirus "comuni", frequenti nei primi anni di vita –potrebbe innescare un vero e proprio "addestramento dell'immunità". Fenomeni di "addestramento immunitario" sono stati riscontrati in studi sperimentali su topi di laboratorio.


In altri casi, invece, reazioni immunitarie troppo "zelanti" possono fare più male degli stessi microbi che causano la malattia. È il caso della MIS-C, la Sindrome Infiammatoria Multisistemica correlata al COVID-19.
La MIS-C assomiglia alla già nota sindrome di Kawasaki ed è una manifestazione clinica grave dell'infezione da nuovo coronavirus che, per fortuna molto raramente, può verificarsi nei bambini.

Sfoglia online lo speciale di 'A scuola di salute' dedicato al Nuovo Coronavirus:

 

ATTENZIONE
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  • A cura di: Guido Castelli Gattinara*, Caterina Rizzo**
    *Istituto Bambino Gesù per la Salute del Bambino e Adolescente
    **Area Funzionale di Percorsi clinici ed Epidemiologia
  • in collaborazione con:

Ultimo Aggiornamento: 21 aprile 2021


 
 

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