Streptococco Beta Emolitico di gruppo B in gravidanza

Molte gravide sane possono ospitare lo Streptococco di gruppo B nella vagina o nel retto. Gli antibiotici al momento del parto evitano che il microbo passi al neonato 

Lo Streptococco beta emolitico di Gruppo B (GBS) o Streptococcus agalactiae è un batterio presente nella mucosa genitale e del retto di circa il 25% delle donne sane, come parte della normale flora batterica. Come tale, è generalmente innocuo, non provoca sintomi e non necessita di alcun trattamento antibiotico.

La terapia infatti sarebbe inutile perché nell’arco di qualche mese questo germe tornerebbe a colonizzare le mucose da cui è stato eliminato. Le donne che risultano positive al test per il GBS e non presentano sintomi vengono definite infatti “colonizzate”.

Parlare però dello Streptococco in gravidanza è importante perché la colonizzazione del canale vaginale può rappresentare un pericolo per il neonato al momento della nascita e non solo.

Essere colonizzata con lo Streptococco beta emolitico di Gruppo B in gravidanza e soprattutto al momento del parto può rappresentare un pericolo: il germe infatti può infettare il neonato alla nascita, con conseguenze talora anche gravi. 

La maggior parte di neonati di donne “colonizzate” non svilupperà mai un’infezione, tuttavia, in una piccola percentuale dei casi, circa l’1-2%, il bambino sviluppa un'infezione da GBS e si ammala anche gravemente, fino a poter rischiare la vita.

Lo GBS è infatti responsabile di forme gravi di infezione nel neonato, soprattutto nella prima settimana di vita (Early Onset Sepsis-EOS), che si manifestano sotto forma di infezioni del sangue (sepsi), infiammazioni delle membrane che circondano il cervello e il midollo spinale (meningiti) e polmonite.

Il rischio di infezione del neonato è tanto maggiore quanto più il bambino nasce prima del tempo: infatti i nati prematuri hanno maggiore probabilità di sviluppare infezioni gravi da GBS rispetto ai neonati a termine. La somministrazione di antibiotici al momento del parto ha drasticamente ridotto la probabilità di trasmissione dell’infezione dalle madri colonizzate ai propri neonati e quindi il numero di infezioni neonatali della prima settimana di vita.

Le infezioni da Streptococco beta emolitico di Gruppo B che insorgono nei neonati un po’ più tardi, dopo la prima settimana, e comunque nei primi 3 mesi di vita, sono chiamate malattie ad insorgenza tardiva (Late Onset Sepsis-LOS).

Nelle malattie a insorgenza tardiva, i batteri possono provenire dalla madre, da altri bambini, da membri della famiglia o anche dagli operatori sanitari. Per la prevenzione di questa forma purtroppo gli antibiotici somministrati come profilassi durante il parto non hanno alcun effetto.

Esistono delle raccomandazioni internazionali per la prevenzione dell’infezione neonatale da Streptococco beta emolitico di gruppo B che invitano all’esecuzione del tampone per l’esame colturale microbiologico (la ricerca dello Streptococco) in tutte le donne in gravidanza.

Il tampone deve essere prescritto dal ginecologo e prelevato in laboratorio sia della vagina sia del retto tra la 35a e la 37a settimana di gestazione. È stato infatti dimostrato che quanto più le colture sono raccolte in prossimità̀ del parto, tanto più sono affidabili nel dimostrare la colonizzazione presente al momento del travaglio.
Il test è semplice e non è doloroso né rischioso.

Un tampone positivo non indica un'infezione in atto, ma soltanto che questi batteri sono presenti nelle mucose della vagina e/o del retto come ospiti “non troppo desiderati”.

Una donna che è colonizzata dallo Streptococco beta emolitico di Gruppo B di solito non ha sintomi, ma la presenza del germe sulle mucose espone il bambino al rischio di contagio durante la nascita e quindi al rischio di infezione nelle prime ore o nei primi giorni di vita.

La colonizzazione materna può essere anche intermittente, per cui è necessario ripetere il tampone ad ogni gravidanza, nelle settimane di gestazione previste dalle raccomandazioni.

Le donne che risultano colonizzate dallo streptococco di gruppo B al tampone eseguito tra la 35° e 37° settimana di gestazione, dovrebbero ricevere antibiotici per via endovenosa durante il travaglio: questa somministrazione di antibiotici, chiamata profilassi intrapartum, protegge i loro neonati dall’infezione nella quasi totalità dei casi. In alcune situazioni la profilassi antibiotica intra-partum deve essere somministrata indipendentemente dal risultato del tampone eseguito: 

  • Nelle donne che hanno presentato lo streptococco beta emolitico di gruppo B nelle urine durante la gravidanza in corso;
  • Nelle donne che hanno avuto in precedenza un bambino che ha sviluppato una malattia da streptococco di gruppo B;
  • Nei casi in cui la donna al momento del parto non sa se è portatrice o meno dello Streptococco beta emolitico di Gruppo B.

In quest’ultimo caso la futura mamma dovrebbe ricevere senza indugio il trattamento se:

  • Il travaglio inizia prima delle 37 settimane di gravidanza (parto pretermine);
  • Se la perdita delle acque si è verificata più di 18 ore prima del parto (rottura precoce della membrane);
  • Se presenta febbre superiore ai 38°C durante il travaglio.

Gli antibiotici, in questo caso in particolare, aiutano solo se somministrati durante il travaglio e non prima, perché i batteri possono ricrescere rapidamente. 
La penicillina è l'antibiotico di prima scelta per la profilassi intrapartum. In caso di allergia alla penicillina possono essere somministrati altri antibiotici. Questa è quindi un’informazione importante da condividere con il proprio medico e con l’ostetrica. 

La penicillina è molto sicura ed efficace nel prevenire la diffusione dello streptococco del gruppo B ai neonati durante il parto. Circa una donna su 10 può presentare qualche effetto collaterale alla penicillina e all’incirca 1 su 10.000 una reazione allergica tale da richiedere un trattamento urgente. 

Alla nascita il neonatologo controllerà il bambino, che non avrà per lo più bisogno di alcuna terapia antibiotica. Nel caso insorgessero sintomi di infezione verranno eseguiti esami del sangue e verrà iniziata una terapia antibiotica appropriata.
Un bambino infetto da Streptococco beta emolitico di Gruppo B può presentare sintomi quali: difficoltà respiratoria con bisogno di ossigeno, febbre, difficoltà di alimentazione, pianto e riflessi depressi.

Sì, le donne che risultano positive al test per Streptococco beta emolitico di Gruppo B possono allattare al seno. Raramente, lo Streptococco beta emolitico di Gruppo B può essere trasmesso ai bambini attraverso il latte materno e i benefici dell'allattamento al seno sono molto maggiori del rischio, davvero molto basso, di diffusione di Streptococco beta emolitico di Gruppo B.

 

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  • A cura di: Cinzia Auriti
    Unità Operativa di Terapia Intensiva Neonatale
  • in collaborazione con:

Ultimo Aggiornamento: 09 settembre 2021


 
 

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