Alimentazione in gravidanza

È fondamentale nella riduzione dei rischi per la madre e per il bambino. Si consiglia il lavaggio accurato di frutta e verdura e un'idonea cottura di carne e pesce
Stampa Pagina

06 aprile 2018

ALIMENTAZIONE CORRETTA DURANTE LA GRAVIDANZA
L'alimentazione corretta in gravidanza riveste un'importanza notevole nella riduzione dei rischi per la madre e per il bambino. 
È ampiamente dimostrata la correlazione tra alterazioni dello stato nutrizionale materno e rischio di partorire figli piccoli per età gestazionale o, al contrario, macrosomici, aumentato rischio di parto prematuro, maggiore mortalità perinatale del neonato. D'altra parte, condizioni di sovrappeso e carenze vitaminiche possono aumentare la frequenza di malformazioni congenite del nascituro (difetti del tubo neurale per esempio). Un basso peso neonatale, peraltro, può condizionare l'accrescimento futuro e favorire lo sviluppo di malattie cardiovascolari e di altre malattie croniche-degenerative nell'adulto. 

IL CONTROLLO DEL PESO
Il peso è un buon indice delle condizioni generali e nutrizionali della donna. La donna in condizioni di normopeso all'inizio della gestazione dovrebbe andare incontro a un incremento ponderale ideale compreso tra 11,5 Kg e 16 Kg.

FABBISOGNI NUTRIZIONALI
Andando ad analizzare gli apporti aggiuntivi in gravidanza relativamente ai singoli nutrienti è importante ricordare come lungo tutto il periodo della gestazione l'apporto proteico giornaliero deve essere aumentato di 6 g. 
Il fabbisogno di grassi, espresso come percentuale di energia, in gravidanza, non è diverso da quello di una donna adulta non gravida. Deve però essere favorito l'apporto di acidi grassi essenziali e derivati che svolgono un importante ruolo nello sviluppo feto-placentare. 
L'apporto di carboidrati dovrà rappresentare circa il 60% delle calorie totali (una percentuale calorica sostanzialmente simile a quella dell'adulto normale). 
In termini di oligoelementi, è soprattutto il fabbisogno di ferro ad essere aumentato. Il livello raccomandato di ferro, ossia 30 mg/die, è infatti nettamente superiore a quello raccomandato in altre età e difficilmente può essere raggiunto con una semplice alimentazione equilibrata per cui è spesso necessario supplementarlo con preparati farmaceutici di ferro.
Un altro oligoelemento molto importante è il calcio. In gravidanza si verifica un aumentato trasferimento di calcio al feto soprattutto negli ultimi due mesi di gravidanza per cui va sempre assicurata alla gestante un'aggiunta adeguata di calcio (livelli raccomandati di calcio e fosforo nella gestante di 1200 mg/die).
I fabbisogni degli altri minerali nella gestante non sono diversi da quelli di una donna di pari età non in gravidanza. 
Circa le vitamine è consigliabile aumentarne l'apporto in modesta misura durante la gravidanza. Questo può essere realizzato o attraverso un'opportuna scelta di alimenti (alimenti fortificati per esempio), o tramite una supplementazione specifica farmacologica (attenzione a non superare l'apporto di 3000 U di vitamina A).
Particolare attenzione deve essere riservata all'apporto di folati (0.4 mg/die – max 5 mg/die) nel periodo periconcezionale (da un mese prima il concepimento a un mese dopo il concepimento), in quanto i folati costituiscono un comprovato fattore di protezione nei confronti dei difetti del tubo neurale e in particolare della la spina bifida
Quanto alle mamme vegetariane e vegane, è documentato che possono andare incontro a problemi di carenza di zinco, vitamina B12 e ferro, mentre da tali diete può risultare una maggiore assunzione di folati e magnesio. Pertanto, se decidono di continuare a seguire tali abitudini alimentari anche durante la gravidanza, è necessario che vengano seguite da personale esperto e che vengano controllate sia durante la gravidanza che durante il periodo dell'allattamento per ricevere eventualmente un supplemento con i nutrienti carenti. I nutrienti maggiormente a rischio di insufficiente assunzione nelle diete vegetariane e vegane sono vitamina B12, ferro e acidi grassi essenziali (DHA). Sono disponibili diversi studi che si sono focalizzati sugli effetti della carenza di questi singoli nutrienti, sia sulla durata della gravidanza, che sullo sviluppo psico-fisico del neonato.
La carenza di vitamina B12, anche prima del concepimento è pressoché la regola nelle donne a dieta vegana, visto che questa vitamina è contenuta esclusivamente negli alimenti di origine animale. Può esporre le donne gravide ad un rischio aumentato di pre-eclampsia e aborto spontaneo. Inoltre i neonati hanno un rischio maggiore di basso peso alla nascita e soprattutto di difetti del tubo neurale. Le complicanze a carico del sistema nervoso comprendono anche l'ipotonia muscolare, l'apatia, la demielinizzazione delle cellule nervose fino all'atrofia cerebrale. Purtroppo il trattamento del neonato e del lattante con vitamina B12 non sempre permette il totale recupero delle funzioni neurologiche poiché, a lungo termine, può manifestarsi un ritardo dello sviluppo cognitivo e del linguaggio, nonché un minore livello di intelligenza fluida, ridotta memoria a breve termine e ridotta vigilanza.
Gli acidi grassi essenziali (AGE) oltre che essere parte delle membrane cellulari, influenzano la crescita dei neuroni, dei dendriti e la trasmissione neuronale, quindi si comprende facilmente che un'assunzione ottimale di ALA (acido alfa linolenico) e DHA è necessaria per il corretto sviluppo del cervello e delle sue funzioni. Pertanto la carenza di acidi grassi essenziali (AGE) in gravidanza, come si può osservare in donne che non assumono pesce né supplementi, può produrre danni strutturali e permanenti al cervello del feto. Sebbene non sia stata dimostrata una relazione fra supplementazione con LC-PUFA (acidi grassi polinsaturi a lunga catena) durante la gravidanza e sviluppo cognitivo del bambino, diversi studi hanno riscontrato che ad alte assunzioni di pesce durante la gravidanza corrispondevano migliori prestazioni cognitive nei figli a diverse età, anche dopo correzione per i fattori confondenti.
Relativamente al ferro è importante tener conto che le donne gravide omnivore sono a rischio di sviluppare carenza di ferro, e il rischio è maggiore se la donna segue un'alimentazione vegetariana o vegana, a causa della minore biodisponibilità del ferro assunto. La relazione fra assunzione di ferro in gravidanza e sviluppo neuro-cognitivo del neonato è ben nota perché il ferro è coinvolto nella produzione di numerosi enzimi del metabolismo cerebrale e pertanto una sua carenza può facilmente produrre alterazioni del neurosviluppo.
In conclusione, la gravidanza nelle donne vegetariane che escludano il pesce dalla loro dieta, quindi anche nelle lattoovovegetariane, può rappresentare un rischio per via delle carenze di ferro, vitamina B12 e DHA e tale rischio è maggiore per le donne che seguono un modello alimentare vegano. Si raccomanda pertanto un'attenta valutazione nutrizionale durante tutta la gravidanza e il periodo dell'allattamento.

CONSIGLI PRATICI
La dieta deve essere variata e deve comprendere: cereali e derivati, latte e latticini, carne, pesce, uova, legumi, frutta, verdura e olio di oliva. 
È necessario prestare attenzione al lavaggio accurato di frutta e verdura e alla idonea cottura di carne e pesce.
L'introito di acqua deve essere leggermente aumentato per soddisfare i fabbisogni del feto e per rifornire il liquido amniotico. Va data Importanza anche ad un'adeguata assunzione di fibre (aiutano ad evitare e a curare la stipsi, tipica della gestante): la razione giornaliera ottimale è di 30-35 g/die. Un tale apporto di fibre è facilmente raggiungibile in una dieta variata nella quale compaiono in giusto equilibrio cereali integrali, ortaggi, legumi, verdura e frutta fresca. Oltre all'adeguato apporto di fibre alimentari nella dieta naturale devono essere assicurati altri importanti nutrienti come proteine, alcune vitamine, minerali e acqua (è sempre preferibile ottenere adeguati apporti tramite la dieta naturale piuttosto che dalla integrazione con preparati industriali e/o farmaceutici). Non è indispensabile, tranne in particolari condizioni, ricorrere a restrizione della quota di sale nella dieta usuale. 

COSA EVITARE
Evitare gli insaccati per ovviare al rischio di contrarre la toxoplasmosi (la toxoplasmosi è una infezione che, in donne non immuni, può provocare danni al feto).
È sconsigliata l'assunzione di alcol, anche in piccole quantità, in quanto causa di malformazioni congenite e di basso peso alla nascita (sindrome feto-alcolica).
Occorre inoltre ridurre le bevande nervine quali caffè, tè e le bevande a base di cola.

PER CONCLUDERE
La gravidanza e l'allattamento possono rappresentare situazioni a rischio per lo sviluppo di abitudini alimentari scorrette e dunque per la possibile insorgenza o aggravamento di patologie quali sovrappeso, obesità, diabete, dislipidemie, disordini cardiovascolari, ipertensione o disturbi dell'apparato gastroenterico.
L'adozione di corrette abitudini alimentari in queste fasi della vita (gravidanza e allattamento) contribuisce ad assicurare:

- Uno sviluppo ottimale del feto;
- La nascita e la crescita di un neonato sano e di peso adeguato;
- La salute della madre.


a cura di: Antonella Diamanti
Unità Operativa di Nutrizione Artificiale
In collaborazione con: