Dal buio alla luce

La storia di Christiana, da Bangui con il papà per tornare a vedere. Perché non bisogna mai smettere di cercare con il cuore
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23 gennaio 2018

"Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi". "L'essenziale è invisibile agli occhi", ripeté il piccolo principe, per ricordarselo. …

Un giorno vedi, poi, improvvisamente, smetti di vedere. Non è una forma di cecità, no. E' buio totale, nero e profondo, ma sotto le palpebre gli occhi funzionano. Mia figlia aveva occhi per vedere, ma palpebre chiuse. Incollate, è stata la parola del medico. Completamente sigillate.

Christiana ha 12 anni e viene da Bangui. Quando è arrivata al Bambino Gesù riportava le complicanze di importanti reazioni a un farmaco contro la malaria.
Tra le tante reazioni, i suoi occhi erano stati colpiti da un'importante infiammazione delle congiuntive esitata una completa chiusura di entrambe le palpebre.

Pensavamo fosse congiuntivite. Ma da quella mattina nella quale si sveglia con delle perdite biancastre e con gli occhi rossi, per Christiana è iniziato un tracollo della funzione visiva. 
Le pomate e le gocce prescritte dal medico di base per curare l'infiammazione non fanno alcun effetto. E non impediscono alla situazione di peggiorare. Nel giro di 24 ore il suo corpo si riempie di ferite, si spella. Ha la febbre. E trema. 

Il papà decide allora di portarla all'ospedale di Bangui. Nella struttura ospedaliera della capitale, Christiana viene ricoverata. In ospedale le diagnosticano un male.
La sindrome di Stevens-Johnson.
Una reazione che coinvolge la cute e le mucose.
Il fascio di luce che riesce a percepire si fa sempre più sottile, fino a trasformarsi in buio totale.
Dalla luce al buio.
E poi il coma.

Al suo risveglio, 34 giorni dopo, la risposta dei medici non tarda ad arrivare: C'est fini. E' finita. 

Esiste un sentire speciale, tra genitori e figli, che per quanto sforzo possano fare gli uni, e gli altri, di narrare una realtà più dolce di come appare, saranno sempre in grado di leggere dentro al cuore cosa pensano realmente.
La loro vita sarà così, d'ora in avanti. Un tentativo di illuminare quel buio sceso all'improvviso, per rendere la vita di Christiana il meno atroce possibile.

Una volta tornati a casa ho promesso a mia figlia che mi sarei impegnato a trovare una soluzione. Non c'è soluzione, papà, mi ha detto Christiana. Per me non ci saranno più né albe né tramonti. Solo, la notte.
Ho capito allora che solo Dio mi avrebbe aiutato. Ho preso Christiana e siamo andati in chiesa. In ginocchio, davanti a Dio, abbiamo pregato. 
Abbiamo pregato per un anno intero, fin quando una domenica abbiamo incontrato un fedele che si è offerto di aiutarci. C'è sempre una soluzione, mi ha detto. Possiamo provare a portare Christiana all'estero, dove potranno prendersi cura di lei. Sarebbe bello, ho risposto, ma non ho i soldi per portarla via da qui. 

Ma la fede, così come la speranza, non contempla i limiti che conosce la ragione, e la sua perseveranza ha portato me e Christiana dal Ministro della Salute, che ha voluto ascoltare la nostra storia, e ci ha aiutati ad entrare in contatto con un'associazione di Bangui che, in contatto con il Nunzio Apostolico, ci ha portati fino a Roma.

Arrivata nella sede di Palidoro, Christiana è stata sottoposta a tutti gli esami generici per escludere altre patologie infettive e sistemiche ancora attive, ma all'esame oculistico lo specialista ha notato che al di sotto delle palpebre era percepibile il movimento dei bulbi oculari. Questo significava che probabilmente il problema di Christiana riguardava soltanto le palpebre.
Per questo hanno deciso di intervenire per procedere con la riapertura delle aderenze del bordo palpebrale.

Da quel momento, ricordo solo la forza di Christiana, la mia speranza, la cura dei medici, l'attenzione degli infermieri, la dedizione dei volontari. Ricordo l'intervento di mia figlia. La fiducia che ho riversato negli occhi del medico che è venuta a prenderla in reparto, nella sede di Palidoro.
Ho pensato che forse, quegli occhi, avrebbero consentito a quelli di mia figlia di tornare a vedere.
E ho sperato – fino a convincermene – che fosse l'ultima volta che li avrei visti "per sempre chiusi".

"Papà? Vedo qualcosa. Papà?". 
Dormivo sulla poltrona quando Christiana si è risvegliata dall'anestesia. Pensavo di sognare. Christiana aveva il viso rivolto verso di me. Con il dito si sollevava dolcemente la palpebra.
"Come sei bello, papà".
E nella mia vita è tornata la luce.

 

"Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi". "L'essenziale è invisibile agli occhi", ripeté il piccolo principe, per ricordarselo. …

E anche quando gli occhi sono ciechi, non bisogna mai smettere di cercare con il cuore.