Difterite

Stampa Pagina

15 giugno 2016

COS'È

La difterite è una malattia infettiva provocata dal batterio Corynebacterium diphtheriae. Questo germe aderisce inizialmente alla mucosa della gola, creando una infiammazione locale. Tuttavia, una volta penetrato all'interno delle cellule, il C. diphteriae è in grado di rilasciare una tossina, responsabile di danni a distanza in diversi organi e tessuti (soprattutto cuore, rene, sistema nervoso). Si trasmette per contatto diretto con le goccioline di saliva di una persona infetta o, più raramente, con oggetti contaminati dalle secrezioni oro-faringee di un paziente. I soggetti vaccinati possono essere portatori sani del batterio. Il periodo di incubazione oscilla tra 1 e 10 giorni, ma è in genere di 2-5 giorni.
SINTOMI E COMPLICANZE

Nella maggior parte dei casi, l'infezione coinvolge faringe e prime vie respiratorie, e causa mal di gola, perdita dell'appetito, febbricola. Nelle successive 48-72 ore, sulla superficie delle tonsille e della gola si formano caratteristiche membrane grigiastre, dai margini infiammati, che talvolta possono sanguinare e assumere un colore verdastro o nero. Nei casi più gravi, possono svilupparsi gonfiore del collo e ostruzione delle vie respiratorie, anche completa. Possibili complicanze possono manifestarsi a livello cardiaco (aritmie, con rischio di arresto cardiaco, miocardite, scompenso cardiaco), renale (insufficienza renale) o a carico dei nervi periferici (neuropatia periferica). Una forma rara ma grave è quella che coinvolge la cute, ma interessa soprattutto le zone tropicali. Raramente il C. diphtheriae causa infezioni oculari, dell'orecchio (otite esterna) e del tratto genitale (vulvovaginite purulenta e ulcerativa).

La mortalità varia dal 3% al 23% a seconda della gravità dei sintomi e della tempestività del trattamento.
DIAGNOSI

La diagnosi può essere confermata tramite esame colturale di un tampone delle membrane o di porzioni delle membrane stesse.
TERAPIA

Gli individui che sviluppano la malattia devono essere trattati al più presto con un'antitossina specifica, che ha il ruolo di impedire che la tossina si leghi alle cellule. La somministrazione di antibiotici permette di eradicare il microrganismo e prevenirne la diffusione, ma non sostituisce il ruolo dell'antitossina. L'isolamento del paziente infetto è inoltre fondamentale per evitare che contagi altre persone. In genere, due giorni di terapia sono sufficienti a rendere il paziente non contagioso.

La prevenzione si basa sull'impiego del vaccino >>


a cura di: Cursi Laura e Calò Carducci F. Ippolita
in collaborazione con: 
Bambino Gesù Istituto per la Salute