Glaucoma, intervento

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11 dicembre 2017

COS'E' IL GLAUCOMA

Il glaucoma é una condizione patologica in cui la pressione intraoculare aumenta progressivamente: l'umor acqueo, un liquido prodotto all'interno del bulbo oculare, si accumula comprimendo il nervo ottico che va incontro ad atrofia causando così una perdita graduale della visione che può arrivare fino alla completa cecità. Il glaucoma congenito è presente fin dalla nascita, ma la patologia può manifestarsi clinicamente anche durante l'infanzia o l'adolescenza. E' causato da anomalie e immaturità delle strutture deputate al drenaggio dell'umor acqueo (glaucoma congenito primario) oppure può far parte di un quadro sindromico che coinvolge altre strutture oculari (glaucoma congenito secondario) come la Sindrome di Axenfeld-Rieger, l'Anomalia di Peters, la Sindrome corneo-endoteliale. I sintomi del glaucoma congenito nei primi mesi di vita sono la lacrimazione eccessiva, la fotofobia (ipersensibilità alla luce) il buftalmo (aumento globale delle dimensioni dell'occhio per incremento della pressione intraoculare); nei primi 3 anni di vita può possono associarsi miopia elevata, strabismo e deficit delle vista. Alla base della terapia del glaucoma vi è il controllo della pressione intraoculare. Il controllo della pressione intraoculare si ottiene riducendo la produzione di umor acqueo all'interno dell'occhio oppure facilitandone il deflusso. Nelle forme di glaucoma congenito la patologie risulta particolarmente aggressiva con un decorso clinico spesso sfavorevole, nonostante i trattamenti chirurgici e farmacologici ripetuti.

POSSIBILI TRATTAMENTI

Il controllo della pressione intraoculare può essere ottenuto mediante una terapia medica sia generale che locale, con dei trattamenti parachirurgici eseguiti con appositi laser o con un intervento chirurgico vero e proprio che nel glaucoma congenito deve essere eseguito tempestivamente.

L'INTERVENTO CHIRURGICO

L'intervento chirurgico si prefigge di creare una via alternativa a quella normale di deflusso del liquido contenuto all'interno dell'occhio (umore acqueo) e di ottenere, in questo modo, un abbassamento della pressione oculare. Con la normalizzazione di quest'ultima si realizzano i presupposti per l'arresto della progressione della malattia.

I vantaggi dell'intervento chirurgico sono connessi all'abbassamento della pressione oculare e non comportano un miglioramento visivo che dipende da altre condizioni dell'occhio. Pertanto dopo l'intervento può essere necessario continuare ad utilizzare occhiali da vicino e/o da lontano e può rivelarsi necessario continuare nella terapia medica antiglaucomatosa.

Esistono diverse tecniche chirurgiche per ottenere l'abbassamento della pressione. E' possibile allargare i canali di deflusso esistenti nell'occhio, oppure creare nel tessuto nuovi canali di scarico, oppure ancora impiantare valvole artificiali.

In molti casi, per effetto dell'intervento si formerà una "bozza" leggermente rilevata che assicurerà il drenaggio del liquido; essa è talvolta visibile alzando con il dito la palpebra superiore.

L'intervento nei bambini viene eseguito in anestesia generale a causa della scrsa collaborazione legata all'età.

DECORSO POSTOPERATORIO

Il paziente deve iniziare le cure dopo l'intervento, deve cioè iniziare a prendere la terapia prescritta dal chirurgo. Il paziente non deve mai sospendere le cure (colliri o pillole) a meno che sia il chirurgo a prescriverlo; esse aiutano l'occhio operato a guarire meglio ed a prevenire complicazioni. In caso di dubbi sulla modalità della terapia da eseguire o sull'andamento del decorso postoperatorio, il paziente deve contattare uno dei componenti dell'equipe chirurgica.

Nelle prime fasi post-operatorie è possibile che si presentino sensazioni di abbagliamento e/o fotofobia, alterazione dei colori, fastidio, dolore che non devono preoccupare ma che devono essere comunicate al medico che le prenderà in considerazione.

Nei primi giorni l'occhio appare più o meno rosso e moderatamente dolente, c'è una sensazione di corpo estraneo (dovuto ai punti ed al taglio praticato) ed un certo fastidio alla luce e la visione non è limpida. Occorre attendere qualche giorno o qualche decina di giorni perché ritorni ai valori preoperatori, l'occhio operato ha bisogno di uno-due mesi per guarire dall'operazione.

Le cure locali postoperatorie consistono nell'instillazione di gocce e nell'applicazione di una protezione oculare secondo le modalità e per un periodo di tempo che saranno spiegati alla dimissione. È necessario a volte, procedere all'asportazione dei fili di sutura (quando applicati durante l'intervento).

Nel periodo postoperatorio è necessario seguire accuratamente le terapie e le raccomandazioni del chirurgo. Nei bambini andranno effettuati controlli anche in narcosi per poter misurare correttamente la pressione intraoculare e valutare la presenza di eventuali complicanze che risulterebbe difficile per l'età, osservare in stato di veglia.

Può inoltre essere necessario eseguire una nuova procedura chirurgica per modulare il risultato ottenuto. Un intervento da cui non si ottiene il risultato sperato può essere ripetuto sia come revisione di quello eseguito sia con un altro in una sede vicina o di altro tipo.

LE COMPLICANZE

Trattandosi di un intervento chirurgico, sono possibili complicanze intra e postoperatorie cioè che si verificano prima, durante o dopo l'operazione. Fra le complicanze postoperatorie ve ne sono alcune controllabili con le terapie e che possono ritardare ma non condizionare il recupero funzionale. Altre volte gli esiti possono essere permanenti e causare una perdita parziale o anche totale della vista (in casi rarissimi).

MANCATO O RITARDATO INTERVENTO

Sulla base delle informazioni sopra riportate il mancato o ritardato intervento può comportare il danneggiamento del nervo ottico o di altri parti dell'occhio portando alla cecità completa non sempre totalmente reversibile.


a cura di: Prof. Luca Buzzonetti, Dott.ssa Paola Valente
in collaborazione con:
Bambino Gesù Istituto per la Salute