L'intervento chirurgico: il trapianto di rene da donatore vivente

Ecco come viene realizzata al Bambino Gesù questa operazione che prevede il coinvolgimento costante di un'equipe multidisciplinare composta da nefrologi, chirurghi, anestesisti e rianimatori, radiologi, anatomopatologi, coordinatori infermieristici ed altri specialisti
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17 marzo 2017

Il trapianto di rene da circa 20 anni è diventato il trattamento di scelta per i pazienti con insufficienza renale grave, offrendo maggiori probabilità di sopravvivenza e migliore qualità di vita rispetto al trattamento dialitico cronico.   

Ogni trapianto di rene implica la presenza di un donatore. Esistono due tipi di donazione: da cadavere e da vivente. La donazione da vivente è una procedura consolidata che offre ottimi risultati, sia per quanto riguarda il donatore che per il ricevente. In Europa il numero delle donazioni di rene da vivente ha quasi equiparato quelle da cadavere.

Chi può donare. Ogni persona in buone condizioni di salute ed in grado di essere sottoposta a intervento chirurgico può diventare un possibile donatore per un parente consanguineo o non consanguineo o anche per un estraneo (donatore samaritano). La decisione di donare il rene dev'essere assolutamente volontaria e potrà essere rivista in qualsiasi fase della procedura di donazione.

Idoneità e preparazione all'intervento. L'idoneità alla donazione viene determinata con una serie di esami non invasivi e valutazioni specialistiche che possono essere effettuati in pochi giorni, in regime ambulatoriale e di day hospital. Un'équipe composta da sanitari non direttamente coinvolti nell'attività di trapianto, tra i quali un medico di fiducia del possibile donatore, stabilisce l'opportunità del trapianto e l'idoneità del donatore, garantendone in questo modo la massima sicurezza. La legge italiana precede infine che l'autorità giudiziaria vigili sul corretto svolgimento delle attività di trapianto di organi da donatore vivente.

Per il donatore, il prelievo di rene comporta gli stessi rischi di un intervento chirurgico in anestesia generale.  Il rene rimanente sarà in grado di svolgere anche il lavoro del rene che è stato donato e la donazione non comporta alcuna futura restrizione, sia per quanto riguarda lo stile di vita che l'attività fisica. Prima dell'intervento, sono opportuni alcuni accorgimenti come smettere di fumare e dimagrire se in sovrappeso. 

Come si svolge il trapianto. Al Bambino Gesù, donatore e ricevente vengono ricoverati il giorno prima dell'intervento chirurgico, il primo presso il reparto di Chirurgia Epatobiliopancreatica e dei Trapianti Addominali ed il secondo presso il reparto di Nefrologia. L'intervento di nefrectomia (asportazione del rene del donatore) viene eseguito con tecnica mini-invasiva, laparoscopica o robotica. Questa tecnica consente di eseguire tramite quattro piccoli fori nell'addome ed una piccola incisione, simile a quella che si effettua per il parto cesareo ma più piccola, l'asportazione del rene da donare. In contemporanea il ricevente viene preparato nella sala operatoria adiacente per ricevere l'organo, non appena questo viene prelevato. L'approccio mininvasivo consentirà sia al donatore che al ricevente di ridurre i tempi di degenza per un più rapido recupero fisico, garantirà un migliore controllo del dolore post-operatorio e cicatrici molto più piccole che guariranno molto rapidamente.

Indipendentemente dal tipo di donatore (vivente o deceduto), l'intervento di trapianto è sempre lo stesso. Il nuovo rene sarà collocato nella metà inferiore dell'addome. I vasi sanguigni del nuovo rene saranno collegati con un'arteria e una vena del ricevente e l'uretere (il condotto che drena l'urina dal nuovo rene) sarà connesso alla vescica. 

Nella maggior parte dei casi, i reni non più funzionanti vengono lasciati in sede, ma può essere necessario, per pazienti selezionati, rimuoverli durante in trapianto o prima di questo. La durata dell'intervento di trapianto è approssimativamente di 4 ore. Il rene comincerà lentamente a funzionare dal momento in cui sarà ricollegato alla circolazione sanguigna e non sarà più necessaria la terapia con dialisi. 

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Il post trapianto. I pazienti trascorrono le prime ventiquattro ore post-operatorie presso la Terapia Intensiva, per monitoraggio attento dei parametri vitali e successivamente vengono trasferiti nei reparti. Il donatore ha una degenza media post-operatoria di 3-4 giorni e dopo la dimissione seguirà controlli regolari con monitoraggio della funzione renale, mentre la degenza media del ricevente sarà di qualche settimana durante le quali verrà attentamente monitorata la ripresa della funzione del rene trapiantato con esami ematochimici e controlli ecografici. Ogni paziente sottoposto a trapianto avrà bisogno di assumere medicinali anti-rigetto per tutto il resto della vita per diminuire la normale risposta immunitaria al nuovo rene e dovrà sottoporsi a controlli clinici regolari. Ciò non gli impedirà di condurre una vita normale, come frequentare la scuola, lavorare, sposarsi, avere figli.

L'equipe che effettua il trapianto. Al Bambino Gesù, il percorso di ciascun donatore e ricevente è scandito dal coinvolgimento costante di un'equipe multidisciplinare composta da nefrologi, chirurghi, anestesisti e rianimatori, radiologi, anatomopatologi, coordinatori infermieristici ed altri specialisti. Tutto questo personale ha seguito un percorso di training e possiede una specifica esperienza in campo trapiantologico pediatrico. In particolare, tra l'altro, il trapianto da donatore vivente richiede l'attività contemporanea di due equipe chirurgiche, di anestesisti e di personale di sala operatoria.