Malattia di Lyme (borreliosi)

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05 luglio 2018

COS'È 

La Malattia di Lyme deve il suo nome all'omonima cittadina americana in cui fu descritto il primo caso nel 1975. L'infezione è dovuta alla spirocheta, Borrelia burgdorferi, che ha come serbatoio numerose specie animali (cervi, caprioli, roditori, volatili e anche cavalli, cani e gatti domestici).

La malattia è diffusa in numerose regione degli Stati Uniti d'America e in Europa (Inghilterra, Austria, Francia). In Italia le regioni maggiormente interessate sono il Friuli Venezia Giulia, la Liguria, il Veneto, l'Emilia Romagna, il Trentino Alto Adige; nelle zone centro meridionali e nelle isole le segnalazioni sono sporadiche. La malattia si manifesta prevalentemente nei mesi estivi e autunnali.

COME SI TRASMETTE

Le borrelie sono trasmesse all'uomo attraverso la puntura di zecche del genere Ixodes. La trasmissione della B. burgdorferi abitualmente si verifica solo dopo che la zecca infetta sia rimasta in loco più di 24 ore. Pertanto, dopo una potenziale esposizione, la ricerca delle zecche e la loro rimozione può aiutare a prevenire l'infezione. La B.burgdorferi penetrata nella cute, può diffondersi ai linfonodi, determinando un'adenopatia regionale o arrivare, con il sangue in altri organi.

L'incubazione è di 3-20 giorni, in media 14 giorni; in alcuni casi può arrivare ad un mese.

COME SI MANIFESTA 

L'infezione colpisce prevalentemente la pelle, le articolazioni, il sistema nervoso e gli organi interni. Può manifestarsi con sintomi gravi, persistenti e, se non viene curata, assume un decorso cronico. La malattia viene usualmente suddivisa in 3 stadi:

I stadio 

L'eritema migrante costituisce la caratteristica principale della malattia di Lyme e si manifesta in almeno il 75% dei pazienti. In corrispondenza della puntura della zecca compare una piccola macula-papula rossastra, generalmente situata nella parte prossimale di un arto o sul tronco (le sede più colpite sono coscia, gluteo o ascelle). La lesione cutanea si ingrandisce e assume una forma ad anello a margini lievemente rilevati, spesso schiarendosi e indurendosi al centro. Successivamente, in circa il 50% dei pazienti non trattati, si sviluppano lesioni cutanee secondarie, generalmente più piccole. Le lesioni cutanee sono in genere calde ma non dolenti.

Nella maggior parte dei pazienti l'eritema migrante è accompagnato da una sindrome muscolo-scheletrica simil-influenzale con malessere, debolezza, brividi, febbre, mal di testa, dolori muscolari e alle articolazioni). L'artrite è rara in questa fase della malattia. L'eritema migrante dura di solito alcune settimane.

II stadio 

Dopo qualche settimana o mesi possono comparire sintomi indicativi di un coinvolgimento del sistema nervoso o del cuore.

Le manifestazioni neurologiche si sviluppano in circa il 15% dei pazienti a distanza di settimane o mesi dall'eritema migrante; durano diversi mesi e si risolvono in genere completamente. Le più comuni sono la meningite linfocitaria, la meningoencefalite, la neurite dei nervi cranici (specialmente paralisi del nervo faciale) e le polineuropatie periferiche

Le lesioni miocardiche, vale a dire del muscolo cardiaco con blocco atrioventricolare, infiammazione del muscolo cardiaco (miocardite) e del pericardio (pericardite) si verificano nell'8% dei pazienti entro poche settimane dall'eritema migrante. Nel II stadio sono in genere presenti senso di debolezza e dolori muscolari.

III stadio 

I sintomi del III stadio compaiono nel 60% dei soggetti non trattati, dopo un periodo che va da poche settimane a un massimo di due anni dall'inizio della malattia. La forma più tipica è l'artrite recidivante delle grandi articolazioni (in modo particolare delle ginocchia), sebbene possano essere colpite anche le piccole articolazioni. In rari casi l'artrite può diventare cronica e complicarsi con lesioni della cartilagine e dell'osso. Le ginocchia interessate generalmente sono gonfie, dolenti, spesso calde, raramente arrossate. 

Nel III stadio mancano i sintomi di malessere generale che accompagnano gli altri stadi. 

COME SI FA LA DIAGNOSI 

La diagnosi di malattia di Lyme, in un paziente con il tipico eritema migrante, in un'area endemica, non richiede la conferma di laboratorio. Su prelievo di sangue si può dosare il titolo degli anticorpi specifici contro la borrelia: IgM e IgG mediante tecnica ELISA: tale ricerca ha una sensibilità dell'89% (vuol dire che 11 % circa dei casi che verranno negativi al test saranno falsi negativi, cioè di soggetti che in realtà sono malati ) e una specificità del 72% ( vuol dire che 28 % circa dei casi che verranno positivi al test saranno falsi positivi cioè di soggetti che in realtà non sono malati). Pertanto il test deve essere riservato ai pazienti nei quali il sospetto sia elevato. Inoltre il dosaggio degli anticorpi risulta negativo nelle prime settimane dall'infezione.

I test per l'identificazione del genoma delle borrelie possono essere utili e si possono effettuare su tutti i liquidi biologici: principalmente su liquido articolare e su liquido cefalorachidiano (quello che si preleva con la puntura lombare). 

Dal momento che gli esami di laboratorio non sono sempre in grado di confermare o escludere in modo definitivo la malattia, la decisione di iniziare il trattamento antibiotico va presa in base alla diagnosi clinica

COME SI CURA

Durante il I stadio i bambini di età inferiore ai 12 anni devono assumere antibiotici come le penicilline, invece i bambini di età superiore ai 12 anni potrebbero assumere le tetracicline. Nel II e III stadio si raccomanda l'uso di antibiotici quali le cefalosporine per via iniettiva per 2/3 settimane.

COME SI PREVIENE

Alcune misure hanno lo scopo di evitare il morso delle zecche quando si portano i bambini in passeggiata, soprattutto nelle aree a maggior rischio:

1. Per proteggere tutte le parti esposte, vanno indossati pantaloni lunghi, camice con le maniche lunghe e un cappellino;

2. Insegnare al bambino che, durante le passeggiate nei boschi, si debbono seguire i sentieri e le piste battute evitando il contatto con la vegetazione; non ci si deve mai sedere o sdraiare direttamente sull'erba;

3. Raccogliere i capelli della bambina e del bambino in una "coda di cavallo" o infilarli in un berretto: le zecche possono strisciare fino a raggiungere i capelli;

4. Utilizzare repellenti per insetti (che contengano il 10-30% di dietiltuolamide o DEET) applicandoli ai colli e alle maniche delle camice, ai risvolti dei pantaloni e, ovviamente, alla pelle esposta evitando la bocca, l'area intorno al naso e gli occhi. Vanno evitate anche le zone di cute con ferite o abrasioni. I repellenti non vanno utilizzati nei piccoli che hanno meno di un anno di età;

5. Fare la doccia subito dopo la passeggiata in modo da rimuovere eventuali zecche che non si fossero già attaccate alla pelle;

6. E' molto importante, alla fine della passeggiata, controllare tutti i gitanti, adulti e bambini, per scovare le zecche nei siti in cui più facilmente si attaccano e si nascondono: 

All'interno e dietro le orecchie;

Nell'ombelico;

Alle ascelle;

All'inguine;

Sul cuoio capelluto passando anche tra i capelli un pettine a maglie fini;

Nelle pieghe come tra le dita delle mani e dei piedi e dietro le ginocchia;

Nelle aree in cui gli abiti aderiscono più strettamente come in corrispondenza della cintura.

Quando si trova una zecca è molto importante rimuoverla perché, se è rimasta attaccata alla pelle per meno di 24, ore abbiamo buone probabilità di prevenire la malattia:

Utilizzare pinzette a punta fine per afferrare la zecca vicino alla pelle;

Tirarla con fermezza finché non si stacca dalla pelle;

Asportare con la pinzetta altre parti della zecca che fossero eventualmente rimaste attaccate alla pelle;

Applicare al sito alcol denaturato;

Se appena possibile, riporre la zecca asportata in un contenitore sigillato in modo da poterla mostrare al medico.


 

 

a cura di: Dott.ssa Laura Lancella
in collaborazione con:
Bambino Gesù Istituto per la Salute