Malattie mitocondriali, le prospettive future su ricerca e diagnosi precoce

L'approfondimento su due aspetti prioritari per chi soffre di queste patologie, attualmente senza una cura. L'intervista a Carlo Dionisi Vici
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21 settembre 2018


Nella foto: Cellule (fibroblasti) viste al microscopio confocale, in viola i mitocondri 

Le malattie mitocondriali sono una galassia composta da oltre 200 patologie rare. Prese nel loro insieme però sono fra le più frequenti malattie genetiche. Sono malattie molto eterogenee per le quali non esiste una cura. Ad accomunarle è il fatto di essere determinate dal malfunzionamento dei mitocondri, le "centrali energetiche della cellula". Questi organuli, infatti, hanno il compito di produrre una molecola chiamata ATP (Adenositrifosfato): l'energia necessaria alla vita delle cellule. Dei problemi che deve affrontare chi soffre di queste malattie e dei filoni di ricerca più promettenti in questo campo abbiamo parlato con il dottor Carlo Dionisi Vici, responsabile dell'Unità di Patologia Metabolica dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù.  

Dottor Dionisi Vici, qual è l'incidenza delle malattie mitocondriali, in Europa e in Italia?

Gli studi sulla frequenza delle malattie mitocondriali pubblicati nella letteratura medica sono scarsi. Si stima che la prevalenza delle malattie mitocondriali in Europa nella popolazione generale, comprendente adulti e bambini, sia di 1:4300. Dal punto di vista genetico la maggior parte è dovuta a mutazioni del DNA mitocondriale. Per quanto riguarda l'incidenza, cioè il numero di nuovi casi, questa è di circa 1:5000 nati vivi.

Alcune delle principali problematiche legate alle malattie è legata alle difficoltà di giungere a una diagnosi in tempi brevi. Quali sono le cause di questa difficoltà?

Si tratta di malattie estremamente eterogenee fra loro, per le quali sono state individuati oltre 200 geni malattia. Questo aspetto complica il percorso verso la diagnosi. Le nuove tecniche di Next Generation Sequencing (NGS) hanno permesso di accelerare e notevolmente i tempi di diagnosi per queste patologie e di scoprire il gene mutato all'origine della patologia in un sempre maggior numero di casi. Tuttavia si stima che tramite NGS la possibilità di successo diagnostico sia di circa il 50%. D'altro canto esiste una crescente collaborazione nazionale ed internazionale tra i centri che studiano queste patologie: l'unione delle forze si sta dimostrando il sistema più efficace per garantire ai pazienti il diritto a ricevere una diagnosi definitiva.

Ci sono dei filoni di ricerca promettenti che vanno nella direzione auspicata dai pazienti affetti e dalle loro famiglie, che riguardano il miglioramento della qualità della vita, in attesa di una cura definitiva?

l'EPI-743, un potente antiossidante, è attualmente utilizzato in alcuni pazienti con sindrome di Leigh seguiti al Bambino Gesù e coinvolti in un trial clinico volto a testarne l'efficacia e la sicurezza. Nell'Encefalopatia Etilmalonica, una rara malattia mitocondriale caratterizzata dall'accumulo di metaboliti tossici, il trapianto epatico, eseguito per la prima volta al mondo nel nostro ospedale, ha modificato la storia naturale della malattia altrimenti a prognosi infausta. Un altro studio interessante è quello condotto sul'elamipretide, una molecola che agisce stabilizzando la cardiolipina, componente delle membrane che circondano i mitocondri, è stata utilizzata negli USA su pazienti con miopatia mitocondriale ed è in attesa di essere testata in Europa. Il trial clinico vedrà coinvolti alcuni pazienti seguiti presso il nostro ospedale. Anche la terapia con deossiribonucleosidi, componenti del DNA, è stata eseguita in pazienti con una specifica malattia mitocondriale (da difetto in un gene noto come TK2), ottenendo risultati molto promettenti ed aprendo la possibilità all'utilizzo di tali composti in altre malattie mitocondriali che condividono lo stesso meccanismo patogenetico.

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