SARS

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11 luglio 2018

COS'E'

La SARS (dall'inglese Severe Acute Respiratory Sindrome, ovvero Sindrome Respiratoria Acuta Grave) è una malattia infettiva acuta che interessa prevalentemente l'apparato respiratorio presentandosi come una polmonite atipica. La causa della SARS è un nuovo tipo di virus, SARS-CoV (dall'inglese SARS-associated CoronaVirus), che appartiene alla famiglia dei Coronavirus. La SARS è apparsa per la prima volta nel novembre 2002 nella provincia del Guangdong (Canton) in Cina. Pur essendo una malattia respiratoria grave, nell'80% circa dei casi evolve spontaneamente verso la guarigione. La mortalità media per SARS, sulla base dei dati comunicati dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), si aggira intorno al 9%, simile a quella riscontrata per polmoniti atipiche dovute ad altre cause. La trasmissione del SARS-CoV avviene principalmente attraverso goccioline prodotte con la tosse o gli starnuti e che raggiungano direttamente le mucose di bocca, naso e occhi di persone situate a meno di 1 metro di distanza o portando a contatto con bocca, naso e occhi le mani contaminate con goccioline infette. 

COME SI MANIFESTA

Dopo un periodo d'incubazione di durata stimata tra 2 e 10 giorni, e una sintomatologia non specifica (stanchezza, malessere, dolori muscolari, cefalea), il quadro clinico comprende nella maggior parte dei casi febbre superiore a 38°C preceduta da brivido, tosse secca insistente e difficoltà a respirare, fino all'insufficienza respiratoria nei casi più gravi con necessità di ventilazione artificiale.  Altri segni e sintomi (malessere generale, diarrea, dolore toracico, cefalea, indolenzimento muscolare, vomito ed eruzione cutanea) si presentano con frequenza decrescente, sempre in concomitanza con il quadro febbrile-respiratorio. Importanti fattori sfavorevoli sembrano essere l'età avanzata e la concomitanza di malattie sistemiche (malattie cadiovascolari, broncopneumopatia cronica, diabete mellito, tumori e malattie epatiche croniche), mentre rari sono stati i casi di SARS riportati in età pediatrica e adolescenziale. Nella maggior parte degli episodi l'infezione tende ad autolimitarsi, con lenta ma progressiva riduzione dei sintomi nei 10-15 giorni successivi all'inizio della malattia.

COME SI FA LA DIAGNOSI 

Secondo la definizione dell'OMS, un caso "sospetto" di SARS viene definito tale in presenza di temperatura corporea superiore a 38°C, tosse e/o dispnea (difficoltà respiratoria), e soggiorno o transito in aree a rischio, o contatto con pazienti affetti da SARS nei 10 giorni precedenti la comparsa della sintomatologia. 

Un probabile caso di SARS si ha quando, in un caso sospetto, anche  la radiografia del torace è compatibile con polmonite atipica o sindrome da distress respiratorio.

Parallelamente alla radiografia del torace, vanno svolti anche esami di laboratorio per la ricerca sierologica degli anticorpi e il test PCR per la ricerca del materiale genetico (genoma) del virus; quest'ultima indagine serve a individuare, in un campione di tessuto o di sangue del paziente, l'eventuale presenza del virus SARS-CoV. L'OMS, ai tempi dell'epidemia, denominò le diagnosi confermate con tali procedure, come "SARS confermate in laboratorio", a sostegno della loro attendibilità.

COME SI CURA

Non esiste ancora oggi una terapia specifica per la SARS. Nell'attuale stato di conoscenza sulle cause della SARS, ed in assenza di agenti antivirali sicuramente efficaci (con la "possibile" eccezione della rivabirina), il trattamento è strettamente sintomatico e di supporto, comprendendo l'ossigenoterapia o la ventilazione assistita (quando necessaria), un trattamento a base di corticosteroidi in caso di complicazioni polmonari, e una "copertura" antibiotica praticata con macrolidi o fluorochinolonici (agenti attivi nei confronti dei microrganismi usualmente responsabili delle polmoniti) per prevenire o curare eventuali sovrainfezioni batteriche. 

PREVENZIONE

Se vengono segnalati casi di SARS nella zona in cui si vive, è opportuno adottare alcune misure – istruendo molto attentamente i bambini - per minimizzare il rischio che la malattia possa trasmettersi anche in famiglia:

1. Lavarsi le mani regolarmente e più frequentemente del solito con acqua calda e sapone;

2. Evitare di toccarsi gli occhi, il naso e la bocca;

3. Utilizzare fazzoletti di carta e non le mani per coprirsi la bocca quando si tossisce e buttare immediatamente il fazzoletto. 

I casi di SARS "sospetta" devono essere seguiti in regime di isolamento, ed il personale addetto all'assistenza deve essere dotato di misure di protezione di barriera (dispositivi di protezione individuale o DPI) nei confronti delle secrezioni respiratorie e degli altri liquidi biologici (mascherine facciali filtranti, visiere protettive, guanti, camici protettivi e copriscarpe monouso). Il lavaggio delle mani con acqua e detergenti prima e dopo ogni intervento assistenziale, e la disinfezione (per esempio con ipoclorito) di tutti gli strumenti non monouso impiegati sul paziente è obbligatoria. I casi di SARS "probabile" devono essere fatti transitare all'interno delle aree ospedaliere secondo percorsi ad essi dedicati, ed ospedalizzati in apposite camere di degenza a pressione negativa (dove è garantito un isolamento respiratorio), fornite di adeguati ricambi di aria, limitando al minimo gli accessi dei visitatori, ed organizzando l'attività di assistenza del personale in modo personalizzato. L'ospedalizzazione di un paziente con SARS "sospetta" va immediatamente notificata al Comitato per il controllo delle infezioni del presidio ospedaliero in oggetto, ed apposite schede di sorveglianza devono essere contemporaneamente indirizzate al Ministero della Salute e ASL competente per territorio.

Al momento non esiste un vaccino specifico. I ricercatori microbiologi stanno studiando il virus in ogni sua componente, per individuarne un punto debole e creare una contromisura vaccinica adatta.


 

a cura di: dott.ssa Laura Cursi
in collaborazione con:

Bambino Gesù Istituto per la Salute