Ciao, sono Edoardo, e questa è la mia favola

"Io volevo diventare un supereroe anche fuori, ma poi ce l'ho fatta senza superpoteri". La lettera di un bambino che ha vinto la sua malattia. Voi ci credete, nelle magie?
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07 gennaio 2019

Voi ci credete, nelle magie?
Ecco. Già so che risponderete No, non ci crediamo! Ma aspettate a darmi una risposta. Prima sentite la mia storia.

Allora, io sono Edoardo. Sono nato a Firenze il 20 ottobre del 2011. Sono del segno della bilancia, però non so bene cosa voglia dire. Forse ha a che fare con qualcosa che si pesa, con la crescita. Sono della bilancia, però con il peso e con l'alimentazione, io, non è che sono nato proprio fortunato.
Sono arrivato nell'Ospedale dei bambini del Gianicolo quando ero piccolo piccolo, giallo come un limone e un tubicino collegava una vena del mio collo al cuore. I medici, e anche mia mamma e mio papà, dicevano che era indispensabile per la mia alimentazione e per la mia vita. Cioè, io per mangiare non dovevo aprire la bocca, come tutti voi. Io mangiavo dal tubicino.
E poi non facevo la cacca.

"Il suo intestino è come un insieme di salsicciotti interrotti da zone ristrette!", dicevano i medici ai miei genitori. Forse è per questo che proprio la cacca non usciva. Si bloccava. Ma guarda te, pensavo, proprio con un intestino come una salsiccia interrotta, dovevo nascere!
Un giorno, come se non bastasse, sono diventato come Hulk, solo che invece che essere verde fuori, ero diventato verde dentro. Vomitavo cose di un colore simile all'erba dei prati, e me ne restavo senza mangiare. Non ero forte come Hulk, però. Nessuno può diventare forte se non mangia.
Quando avevo tre mesi, i dottori che mi seguivano a Genova, mi hanno detto che se volevo diventare un supereroe anche fuori, potevo andare al Bambino Gesù.
Sì, va bene, Roma è un po' lontana. Ma mamma e papà avrebbero fatto di tutto per regalarmi un intestino nuovo. Per far sì che sparissero queste zone ristrette dall'insieme di salsicce che era il mio intestino, e perché imparasse a lavorare per benino.

Ci credete un po' di più, nelle magie?
Se ancora non ci credete state a sentire. Un giorno, mentre ero a Roma, in questo ospedale dei bambini, in una stanza con delle persone con il camice, qualcuno parla di una pozione magica.
Accidenti, ho pensato, forse mi fanno davvero diventare come uno dei miei eroi preferiti! Però, ehi? Io non vorrei proprio essere Hulk, sia chiaro. Io preferisco Iron Man, con quell'armatura rossa, oppure Capitan America, se posso dire. Mi piace quella stella in mezzo allo scudo. Capito?
La pozione miracolosa era a base di grassi. Mah, che razza di ingrediente, per un intruglio magico! Voi l'avreste mai immaginato? Però funzionava. Piano piano la mia pelle cominciava a diventare meno limonosa, meno gialla voglio dire, anche se a volte ancora vomitavo cose verdi.
Poi succede qualcosa di strabilioso: più i medici mi davano da mangiare, più io diventavo forte.
Va bene, grazie. Ma il mio scudo? E l'armatura rossa? Non sono mica bischero, io.
Di supereroi ancora nemmeno l'ombra, però qualche magia stava accadendo: crescevo, facevo la cacca (sì, avete capito bene, la mia magia era fare la cacca!), e diventavo sempre più rosa. Ero sempre aiutato dal tubicino, va bene, ma stavo diventando "un bambino bello, con un bel colorito", dicevano.
Ma che fosse questa la magia di cui parlavano? 

Ancora non ci credete, nelle magie?
Adesso non potrete non crederci. Il giorno che ho compiuto un anno ero a Firenze. Ho potuto spegnere la mia prima candelina a casa mia, con mamma e papà. Poi il giorno dopo sono tornato a Roma.
E che succede, indovinate? Mi levano il tubicino.
Forse è vero, come mi hanno letto nella favola di Peter Pan, che quando si dubita di poter volare, si smette anche di essere in grado di farlo. 

Oggi ho 7 anni e un intestino che funziona bene. Cioè, le salsicce sono più unite, e comunque mi tengo il mio, di intestino. Non ho avuto bisogno di sostituirlo con uno nuovo. Non è una fortuna questa? Sì, va bene, con il peso e con l'alimentazione, io, non è che sono nato proprio fortunato. Però i medici, gli infermieri, la mia famiglia, non hanno mai smesso di credere che un giorno avrei potuto volare anche io.
Va bene. Non ho l'armatura, non ho lo scudo, però credo nelle magie.

Io volevo diventare un supereroe anche fuori, ma poi ce l'ho fatta senza superpoteri.
E quella è stata la magia più grande, per me.

E voi? Voi ci credete, adesso, nelle magie?