Storia dei vaccini per i bambini

In passato molti bambini morivano nei primi anni di vita a causa delle malattie infettive. Oggi, grazie ai vaccini molte di quelle malattie possono essere prevenute 

Nel secolo scorso molti bambini, neonati e lattanti morivano nei primissimi anni di vita, principalmente a causa di malattie infettive.
Chi ha potuto ascoltare la storia della propria famiglia – magari dai nonni o dai bisnonni – sa che nella prima metà del secolo scorso le famiglie avevano molti figli. Ma sa anche che due o tre almeno morivano nei primi anni di vita, quasi tutti di malattie infettive.


La morte di un bambino era anche allora motivo di grande dolore. Ma veniva accettata come un una disgrazia inevitabile.
Oggi la morte di un bambino non è più una disgrazia inevitabile, è una perdita inconcepibile. I numeri lo dimostrano: a quei tempi, ogni 1000 nati morivano all'incirca 300-350 bambini. Oggi ne muoiono 2.
Oggi infatti moltissime malattie infettive possono essere prevenute grazie a uno degli interventi sanitari più efficaci e sicuri: le vaccinazioni.


Le vaccinazioni rappresentano una garanzia per la crescita e lo sviluppo del bambino.
L'obiettivo delle vaccinazioni è quello di proteggere i soggetti sani (ma anche i bambini con malattie croniche pre-esistenti) dalla possibilità di contrarre alcune malattie infettive, in modo da ridurre non solo la diffusione della malattia stessa, ma le sue eventuali gravi conseguenze in termini di disabilità e morte. Appena possibile, vorremmo eliminarle del tutto, come è già avvenuto per il vaiolo.

La scomparsa totale di una malattia infettiva, che viene detta eradicazione, è possibile solo quando viene eliminato da qualunque ospite il microbo che la causa, cioè quando non esiste più in tutta la Terra un solo organismo infetto da quel virus o da quel battere. L'eradicazione è possibile quando il microbo infetta soltanto l'uomo, e quando non esistono più soggetti suscettibili all'infezione, cioè quando tutte le persone sono immuni perché guarite dalla stessa infezione o vaccinate.


In assenza di persone suscettibili, il microbo non può trasmettersi a nessun altro e si estingue.
Questa condizione è avvenuta nella storia solo per il per il virus del vaiolo – dichiarato eradicato dall' OMS nel 1980. Questo grande successo, insieme al contenimento delle altre malattie prevenibili con le vaccinazioni, hanno risparmiato centinaia di milioni di morti e disabili.

Per fare in modo che la massima parte della popolazione sia immune e limitare così drasticamente la circolazione dei microbi (virus o batteri) o ottenerne l'eradicazione, le autorità sanitarie di tutto il mondo offrono e raccomandano le vaccinazioni a tutta la popolazione. Affinché la prevenzione delle malattie sia efficace nel singolo bambino e in tutta la popolazione – cioè si venga a creare la cosiddetta immunità solidale o di gruppo – è importante che la massima parte possibile dei bambini venga vaccinata e che ciò avvenga nei tempi raccomandati.
 

Questi tempi sono elencati nel calendario vaccinale - unico e raccomandato dal Ministero della Salute - che insieme alle più importanti società scientifiche definisce il Piano per la Prevenzione Vaccinale. Alcuni di questi vaccini sono indicati per tutti fin dalla nascita o dai primi mesi di vita. Le vaccinazioni vengono infatti iniziate molto presto proprio per proteggere i bambini nei primi mesi di vita, quando le infezioni possono essere più gravi e pericolose. Inoltre, quanto minore sarà la circolazione degli agenti di malattia, minore sarà la probabilità che vengano contagiate anche le persone che per motivi medici non possono ricevere le vaccinazioni.

Nel primo anno di vita, attraverso il vaccino esavalente che viene somministrato in tre dosi, il bambino viene protetto dalla poliomielite, dal tetano, dalla difterite, dalla pertosse, dall'epatite B e dall'Haemophilus influenzae di tipo b. A queste vaccinazioni si aggiungono quella per lo pneumococco e quella per il meningococco di tipo B, entrambi somministrati in tre e due dosi fino al compimento dell'anno di età. Viene raccomandata nei primi mesi di vita anche la vaccinazione contro il rotavirus. 

La vaccinazione contro l'influenza stagionale è raccomandata in tutti i bambini a partire dai 6 mesi di età fino ai 6 anni e in tutti coloro che sono affetti da malattie croniche, o in previsione di interventi di chirurgia maggiore, o in chi convive con persone a rischio o con anziani. Queste raccomandazioni sono ancor più importanti in questo periodo, per la concomitante presenza del COVID-19, che presenta sintomi simili e il cui decorso è aggravato dall'eventuale, concomitante presenza della influenza.


Il vaccino contro l'epatite A è inoltre raccomandato ai bambini con malattie del fegato, a quelli che ricevono frequenti trasfusioni, e a coloro che si recano in zone ad alta frequenza della malattia.
Ulteriori vaccini in caso di viaggi verso zone endemiche vanno valutati caso per caso.

 

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  • A cura di: Guido Castelli Gattinara*, Caterina Rizzo**
    *Istituto Bambino Gesù per la Salute del Bambino e Adolescente
    **Area Funzionale di Percorsi clinici ed Epidemiologia
  • in collaborazione con:

Ultimo Aggiornamento: 23 aprile 2021


 
 

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