
Ci sono prove nel corso della vita che rischiano di diventare insormontabili. Una malattia come un tumore è una di queste, forse una delle più complicate da affrontare. Chi si trova a farlo, ha davanti a sé mesi, o addirittura anni di incertezza.
Per alcuni, come Marco, il momento di affrontare questa prova arriva da bambini, per altri, come Filippo, nel corso dell’adolescenza. Eppure grazie alla ricerca nel campo dei tumori pediatrici, e alle cure che ha permesso di sviluppare, Marco e Filippo sono riusciti a guarire e a diventare grandi.
Settembre è il mese dedicato all’oncologia pediatrica e le storie di Marco e Filippo raccontano alla perfezione quanto sia importante migliorare le terapie esistenti e trovare nuove soluzioni terapeutiche. Per questo motivo la Fondazione Bambino Gesù ha avviato una campagna di raccolta fondi dedicata alla ricerca sui tumori pediatrici.

Marco ha solo tre anni quando gli diagnosticano la leucemia linfoblastica acuta. “Quando sono entrato in ospedale - racconta - ero molto piccolo, e vedendomi contornato da altri bambini, mi ero convinto che prima di andare all’asilo dovessi passare dall’ospedale. Immaginavo che il percorso scolastico iniziasse proprio lì, in quella stanza”.
A 3 anni, Marco ha affrontato lunghi cicli di chemio, ha visto la paura negli occhi dei suoi genitori e ha sperimentato cosa significasse perdere un amico, il suo compagno di stanza che, a differenza sua, non ce l’ha fatta.
“La sua morte mi ha molto scosso – dice Marco –. Era la persona con cui avevo più legato dentro l'ospedale, era diventato un mio amico. Era quasi un mio coetaneo, avevamo due anni di differenza di età. Una sera sono andato a dormire e il giorno dopo lui non c'era più. Non mi dimenticherò mai quel momento”.

Ogni anno, a Natale e Pasqua, Marco e i suoi genitori tornano in reparto per portare un regalo e un sorriso ai bambini ricoverati e, proprio perché ha provato sulla sua pelle che cosa significhi la malattia, ha scelto di fare di più: è diventato volontario dell’Associazione 4You, fondata da ex pazienti del Bambino Gesù per migliorare la qualità di vita dei ragazzi in cura.
“Quando sono stato in ospedale - confida Marco - avrei voluto avere vicino delle persone come noi di 4You, dei ragazzi che sapevano quello che stavo vivendo e che magari mi potevano tranquillizzare e aiutarmi a vivere meglio quei momenti. Sono convinto che mi avrebbe aiutato ed è per questo che oggi faccio parte di questa associazione”.

“Io ero venuto a fare le analisi qui al Bambino Gesù proprio perché, ero ancora in età pediatrica – ricorda Filippo –, subito dopo queste analisi vengo chiamato dall'ospedale per essere ricoverato in urgenza. L'inizio è stato catastrofico, ero disperato, stavo male. Io vivevo di socialità, avevo il motorino, uscivo e giravo per tutta Roma. Passare da quella vita al ricovero in ospedale è stato durissimo
In uno dei momenti più difficili della sua esistenza, ha incontrato l’équipe del professor Franco Locatelli, che lo ha curato. “Con la sua scienza, che è come una bacchetta magica – dice Filippo –, il professor Locatelli ha trasformato le cellule staminali del donatore, che è stato mio padre, in cellule di midollo compatibili al 90%”.

“Sicuramente se avessi avuto dei ragazzi come noi che mi avessero raccontato la storia o comunque avessero portato la loro testimonianza, come facciamo noi, sarei stato molto più felice perché, devo dire la verità, mentre ero ricoverato sentivo la necessità di questo tipo di sostegno - dice -. Per questo sono entrato a far parte di 4you”.
Sostenere la ricerca oncologica del Bambino Gesù significa proprio questo aiutare i bambini e i ragazzi a proseguire con la loro vita e a riscrivere il finale delle loro storie, come è successo per Marco e Filippo.
