Cardiologia e Aritmologia, l'impegno del Bambino Gesù contro la Morte improvvisa cardiaca

L'intervista al dottor Fabrizio Drago, responsabile dell'Unità operativa dedicata alla cura delle malattie cardiache, sui trattamenti più innovativi realizzati nella sua struttura
Stampa Pagina

14 dicembre 2018

Una struttura dedicata in particolare al trattamento delle aritmie, della sincope e delle cardiomiopatie. È questo in estrema sintesi l'identikit dell'Unità operativa di Cardiologia e Aritmologia del Bambino Gesù. La struttura che opera nelle sedi di Roma San Paolo, Palidoro e Santa Marinella è la realtà con il più alto numero di procedure invasive diagnostico-interventistiche aritmologiche a livello continentale (stando ai dati della Associazione Europea di Cardiologia Pediatrica). Delle specificità di questa realtà abbiamo parlato con il responsabile, il dottor Fabrizio Drago.

Dottor Drago, quali sono i volumi di attività dell'Unità che dirige?

Per quanto riguarda le aritmie, sono più di 700 le procedure invasive realizzate nell'arco degli 11 mesi a queste si aggiungono circa 15 mila accessi in ambulatorio e Day Hospital, e 1000 ricoveri. Per quanto riguarda la Cardiologia, nell'arco dei 12 mesi le attività di screening coinvolgono circa 13 mila pazienti mentre all'ambulatorio di Cardiogenetica ne accedono altri 2 mila. In Day hospital, invece, seguiamo circa 10000 pazienti e di questi 450 sono pazienti con cardiomiopatie ai quali è dedicato il DH delle terapie cardiovascolari avanzate, attivo nella sede di Palidoro. Infine, per quanto riguarda la sincope, sono 2500 i pazienti già seguiti con una crescita di circa 400 l'anno.

Che cosa ci dicono questi numeri?

Ci dicono che questa Unità operativa si va definendo sempre di più come un Centro per la prevenzione della Morte Improvvisa cardiaca, cioè una morte inattesa per cause cardiache che si verifica immediatamente dopo la comparsa dei sintomi (entro un'ora) o anche senza l'insorgenza di sintomi. Si stima che la frequenza della Morte cardiaca improvvisa nei giovani sotto i 18 anni di età sia di 1-1.5 casi ogni 100.000 individui. Di questi, il 25% ha una sincope premonitrice prima dell'evento tragico. Per questo motivo è molto utile indagare a tappeto e con competenza tutti i bambini con episodi di pre-sincope e sincope, con aritmie e cardiomiopatie, nel tentativo di individuare quei soggetti che sono più a rischio.

Per quali prestazioni si rivolgono a voi in particolare?

Si rivolgono a noi pazienti che devono sottoporsi a stimolazioni atriali transesofagee sia a riposo che sotto sforzo (finalizzati anche a verificare l'eventuale idoneità all'attività agonistica), a studi elettrofisiologici endocavitari, ad ablazioni transcatetere con crioenergia o radiofrequenza con mappaggio 3D non fluoroscopico, impianti di pacemaker (endocavitari o epicardici) o di defibrillatori impiantabili (endocavitari, epicardici e sottocutanei).

Fra questi che ha elencato, quali sono i trattamenti più innovativi che eseguite?

Per quanto riguarda il trattamento delle aritmie, sicuramente la crioablazione transcatetere eseguita con sistemi di mappaggio tridimensionale che non espongono il paziente a radiazioni. Noi da diversi anni abbiamo iniziato a dotarci di sistemi di mappaggio tridimensionale che ci permettono di avere una ricostruzione 3D delle cavità cardiache e lavorare dentro di esse con i nostri elettro-cateteri ablatori come in realtà virtuale. Nel 2001, abbiamo fatto nel nostro Ospedale il primo intervento al mondo di ablazione trans-catetere con radiofrequenza mediante mappaggio intracardiaco 3D senza uso fluoroscopia e da qui abbiamo incrementato l'uso di questi sistemi di mappaggio 3D realizzando una vera e propria sala di elettrofisiologia a "raggi 0" o quasi. Addirittura ora, oltre che per l'ablazione transcatetere, ricorriamo al mappaggio 3D del cuore anche quando eseguiamo l'impianto di pacemaker endocavitari.

In che cosa consiste nello specifico la crioablazione transcatetere?

È una metodica che permette di uccidere le cellule responsabili dell'aritmia attraverso il congelamento, eseguito tramite il raffreddamento a bassissime temperature della punta di speciali cateteri ablatori, posizionati a contatto con il sito intracardiaco responsabile dell'aritmia. L'innovazione che questo sistema di ablazione ha portato rispetto alla radiofrequenza (alla base delle altre metodiche di ablazione) è la possibilità di ricercare il sito di ablazione più idoneo attraverso la produzione di una paralisi elettrica transitoria del tessuto cardiaco a contatto con la punta del catetere crioablatore raffreddato a -30°C (criomappaggio). In questa situazione, se il sito è idoneo, si osserva la perdita di eccitabilità del tessuto responsabile dell'aritmia. Inoltre, è possibile valutare l'inducibilità dell'aritmia attraverso stimolazioni atriali programmate. Solo successivamente, con un ulteriore raffreddamento a temperature ancora più basse (crioablazione), si crea una lesione permanente. Pertanto, durante l'applicazione della crioenergia, è possibile valutarne sia gli effetti benefici, sia gli eventuali effetti non desiderati; nel caso del verificarsi di questi ultimi, è possibile sospendere l'erogazione prima che si determini un danno permanente.

Quindi ci sono anche dei vantaggi per quanto riguarda la sicurezza del paziente?

Si. In generale, per quanto riguarda l'ambito sicurezza, la nostra Unità ha sempre potuto contare su strumentazioni di primissima qualità. Abbiamo sempre fatto attenzione all'aspetto tecnologico e questo è possibile grazie al supporto che l'ospedale ci dà. Anche i grandi volumi di attività di questa struttura ci hanno permesso di maturare esperienze importanti. Abbiamo un altissimo numero di pubblicazioni scientifiche per quanto riguarda le aritmie pediatriche ed abbiamo preso parte alla stesura di molte linee guida nazionali ed internazionali per il trattamento di queste patologie. Il nostro Centro fa anche parte dell'ERN GUARD HEART, la rete di riferimento europea dedicata alle patologie cardiache rare e complesse, come le aritmie geneticamente determinate e le cardiomiopatie. L'adesione a questa rete, che in particolare influenza le attività del Day Hospital delle terapie cardiovascolari avanzate e delle cardiomiopatie, con sede a Palidoro, e dell'ambulatorio di Cardiogenetica e di quello delle Canalopatie aritmogene, con sede a San Paolo, ci fornisce nuovi standard a cui attenerci che contribuiscono ad aumentare qualità e sicurezza delle cure.

LEGGI ANCHE: Aritmie in età pediatrica

LEGGI ANCHE: Tachicardia nodale

LEGGI ANCHE: Sincope

LEGGI ANCHE: Cardiopatie congenite

LEGGI ANCHE: Cardiopatie, garantire sicurezza e qualità delle cure a una casistica sempre più eterogenea

LEGGI ANCHE: Cardiopatie, il Bambino Gesù verso la medicina personalizzata