Depressione: quando la malattia invisibile colpisce i piccoli

Depressione, parliamone! è lo slogan della Giornata mondiale della Salute 2017. La dottoressa De Ranieri spiega cosa accade quando a soffrirne sono i giovani e i piccoli malati
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La depressione, una malattia che può colpire chiunque. Ma che può, e deve, essere prevenuta e trattata. Nel mondo ne soffrono circa 350 milioni di persone. A questo tema l'Organizzazione mondiale della Sanità ha deciso di dedicare quest'anno la Giornata mondiale della Salute (World Health Day), che si celebra ogni anno il 7 aprile.
Per il 2017 il tema della giornata sarà declinato nello slogan "Depressione: parliamone".
L'obiettivo è far sì che sempre più persone chiedano e ricevano aiuto. Una migliore comprensione della malattia, su come possa essere prevenuta e trattata, può aiutare a ridurre lo stigma che circonda i malati.
La depressione colpisce persone di tutte le età, anche giovani adolescenti e bambini, e per recuperare chi ne soffre è fondamentale il dialogo.
Abbiamo chiesto alla Dottoressa Cristiana De Ranieri, psicologa del servizio di Psicologia Clinica del Bambino Gesù, di aiutarci a capire cosa accade quando il fenomeno investe i giovani. Quali sono i sintomi, cosa possono fare i genitori per aiutare i loro figli, e cosa succede quando a soffrirne sono i piccoli e gli adolescenti malati.

Dottoressa, non è vero che la depressione, questa malattia invisibile, coinvolge solo gli adulti. Anche nell'età evolutiva, nei ragazzi così come nei bambini, non è da sottovalutare l'incidenza del fenomeno.

In passato si riteneva che i disturbi depressivi fossero caratteristici dell'età adulta ed estremamente rari in quella evolutiva. Oggi invece la depressione infantile è riconosciuta come un disturbo che può compromettere il funzionamento di bambini e adolescenti nei principali ambiti della loro vita. Se prima le sue manifestazioni comportamentali venivano in gran parte attribuite ai cambiamenti fisiologici della crescita - ad esempio l'irritabilità, la facilità al pianto - oggi sappiamo come si possa parlare di depressione infantile intendendo con ciò non solo la deflessione del tono dell'umore, ma una condizione che coinvolge la sfera emotiva, relazionale e fisica.


Ci sono dei segnali che possono essere intercettati dai genitori e che devono allertarli su una condizione anomala che sta vivendo il bambino?

I principali segnali emotivi sono rappresentati dalla tristezza ma anche dalla rabbia, con frequenti scoppi d'ira che a volte si fa fatica a collegare a un evento scatenante. Può essere presente la tendenza al pianto ed una aumentata fragilità emotiva di fronte agli eventi della vita quotidiana. Il bambino depresso è tendenzialmente annoiato, apatico, scarsamente capace di gioire e di provare piacere ed entusiasmo. E' un bambino che non si diverte.
Inoltre non si sente amato, non solo in situazioni in cui, ad esempio, ha meritato una punizione o è stato rimproverato dai genitori, ma come condizione costante del suo sentire. Può sperimentare inoltre senso di colpa, tendenza a provare rimorsi, attribuendo a se stesso la ragione dei suoi insuccessi o temendo di essersi comportato male. Non di rado possono presentarsi timori e preoccupazioni riguardo alla propria salute o a quella delle persone significative. L'autostima viene investita da queste ideazioni ed emozioni, presentandosi per lo più bassa, con autovalutazioni negative riguardo alla propria intelligenza, il proprio aspetto fisico, le capacità scolastiche e sportive, la propria amabilità. La difficoltà di concentrazione e la diminuzione del rendimento scolastico, spesso presenti nella condizione di depressione, vengono vissute come conferme delle valutazioni negative che il bambino dà di se stesso.
Possono inoltre essere presenti sintomi fisici e neurovegetativi quali stancabilità, mancanza di energia, modificazioni dell'appetito, disturbi della qualità e quantità del sonno, così come disturbi somatici, quali cefalea e dolori addominali ricorrenti.

E' importante che di fronte a segnali di questo tipo, alla loro intensità e al loro perdurare nel tempo, i genitori si rivolgano a specialisti della salute mentale dell'età evolutiva che possano effettuare una corretta diagnosi e guidare verso un intervento terapeutico adeguato.


E la depressione come reazione a una malattia in che consiste? Qual è il lavoro che lo psicologo può fare per una rimessa in moto delle risorse psichiche del ragazzo dopo una fase di adattamento a un evento traumatico come questo?

Reazioni depressive transitorie possono verificarsi di fronte ad eventi significativi della vita quali ad esempio un cambiamento familiare, una perdita, una malattia. Sappiamo che una fase depressiva rientra nel processo di elaborazione e adattamento alla condizione di malattia. E' quel momento in cui la persona - con modalità e strumenti diversi a seconda dell'età, delle caratteristiche di personalità, della maturazione cognitiva raggiunta - realizza e riflette su quanto sta accadendo a se stesso e alla propria vita, ed esprime la propria sofferenza. In quanto "fase", questa reazione deve però essere transitoria e cedere il posto a una progressiva rimessa in moto delle risorse psichiche, per poter arrivare all'adattamento e alla collaborazione al percorso di cura.
La fase depressiva come reazione alla malattia è molto delicata e necessita di una attenzione particolare da parte del contesto in cui avviene, all'interno del quale devono essere garantiti al bambino/ragazzo malato: riconoscimento, accoglienza e rispetto dei sentimenti che sta provando, disponibilità di supporto affettivo, di dialogo, di supporto relazionale, professionale. Occorrono inoltre risorse ambientali che sostengano e accompagnino la ripresa, per quanto possibile, di tutti quegli aspetti di normalità e continuità con la vita precedente la malattia, come la scuola, le relazioni con i pari, gli interessi e le passioni. 

La figura dello psicologo, in sinergia con tutta l'équipe curante, opera in quest'ottica intervenendo con il bambino e il ragazzo e con la sua famiglia in questa delicata fase del percorso, affinché quella che consideriamo una fisiologica reazione depressiva non si strutturi in un disturbo capace di ostacolare il processo di cura e un armonico sviluppo globale della personalità.