Febbre della Rift Valley

Malattia causata da un virus trasmesso dalle zanzare. Colpisce persone e animali e causa epidemie nell'Africa Subsahariana 

La febbre della Rift Valley (RVF) è una malattia causata da un virus trasmesso dalle zanzare. La malattia colpisce bovini, ovini, caprini, cammelli, dromedari, antilopi, vari tipi di roditori, in alcuni casi animali domestici e in misura minore gli esseri umani. La febbre della Rift Valley è caratterizzata da sintomi che possono andare da lievi a gravi e comprendono febbre, dolori muscolari e mal di testa, fino a perdita della vista, infezioni del cervello ed emorragie.

La febbre della Rift Valley è stata descritta per la prima volta nel 1931 in Kenya, nella grande vallata del Rift; da allora la malattia è endemica nei paesi dell’Africa Subsahariana e ha causato spesso epidemie in molti paesi come il Kenya, l’Etiopia, la Somalia, la Tanzania, il Madagascar, il Sud Africa, l'Egitto, il Sudan e la Penisola Araba.

Le epidemie di solito si verificano durante i periodi di maggiore pioggia, poiché aumenta la popolazione di zanzare e quindi la circolazione del virus; l’acqua infatti è essenziale per la schiusa delle uova di zanzara deposte durante i periodi di siccità.
Finora la febbre della Rift Valley non è mai comparsa in Europa, tuttavia, a causa dei cambiamenti climatici l’habitat naturale delle zanzare si sta espandendo, e la globalizzazione potrebbe far sì che le zanzare portatrici del virus infettino il bestiame che verrà esportato fuori dall’Africa e dal Medio Oriente.

Se dovesse raggiungere il resto del mondo, la febbre della Rift Valley potrebbe avere un impatto importante sulla società, con significative diminuzioni delle attività commerciali e perdite economiche. È per questo motivo che i centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) hanno classificato la febbre della Rift Valley come un agente di bioterrorismo di categoria A. 

La febbre della Rift Valley è causata dal virus della Rift Valley, un virus a RNA del genere Phlebovirus. Il virus è trasmesso da almeno sei generi di zanzare, e probabilmente, da più di 30 specie differenti (Aedes, Anofele, Culex, Eretmapodites e Mansonia). Il serbatoio per il virus della Febbre della Rift Valley è rappresentato dal bestiame o da altri animali selvatici che vivono in prossimità degli insediamenti umani.

Gli animali vengono infettati principalmente dalle zanzare, mentre gli esseri umani sono contagiati solo in alcuni casi dalla puntura delle zanzare infette, mentre più spesso dal contatto diretto o indiretto con sangue o organi di animali infetti. Nello specifico, il contagio può avvenire in seguito all’ingestione di latte non pastorizzato, alla manipolazione degli animali durante la macellazione o il loro smaltimento, oppure durante la partecipazione a procedure veterinarie.

Esistono infatti categorie di lavoratori come allevatori, pastori, macellai e veterinari che hanno un rischio maggiore di contrarre l’infezione. Una volta infettato l'uomo è infettante per gli insetti da immediatamente prima della comparsa dei sintomi alle prime fasi della malattia. Non è stata invece documentata la trasmissione da persona a persona.

La febbre della Rift Valley ( RVF ) è una malattia virale dell'uomo e del bestiame che può causare sintomi da lievi a gravi con un periodo di incubazione che può variare da 3 a 12 giorni.
Nella maggior parte dei casi nell’uomo la malattia è asintomatica  (30-60%) o si manifesta in forma lieve con sintomi che durano da 4 a 7 giorni e possono comprendere:

  • Febbre;
  • Brividi;
  • Sensibilità alla luce;
  • Rigidità del collo;
  • Dolori muscolari e articolari;
  • Mal di testa;
  • Mal di schiena;
  • Forte sensazione di malessere;
  • Vertigini;
  • Perdita di peso;
  • Disturbi gastrointestinali.

Una piccola percentuale (inferiore al 2%) di persone, tuttavia, sviluppa una forma molto più grave di malattia caratterizzata da:

  • Malattia oculare: in questa forma di malattia, i sintomi usuali sono accompagnati da lesioni della retina. Si verifica infatti infiammazione della membrana coroide e della retina, con visione offuscata o diminuita. La comparsa delle lesioni agli occhi avviene di solito da una a tre settimane dopo la comparsa dei primi sintomi. La malattia può risolversi senza effetti duraturi in 10-12 settimane. Tuttavia, quando le lesioni si verificano nella macula (centro della retina), nel 50% dei pazienti si arriva alla perdita permanente della vista. Il decesso di persone con la sola forma oculare della malattia è raro;
  • Meningoencefalite: è un’infiammazione del sistema nervoso centrale. L’inizio di questa forma della malattia si verifica di solito 1-4 settimane dopo che compaiono i primi sintomi. Si manifesta con mal di testa intenso, perdita di memoria, allucinazioni, confusione, disorientamento, vertigini, convulsioni, letargia e coma. Le complicanze neurologiche possono presentarsi più tardi, dopo oltre 60 giorni. Il tasso di mortalità nelle persone che presentano soltanto questa forma di malattia è basso e si verifica in meno dell'1% dei casi;
  • Malattia emorragica: i sintomi di questa forma di malattia compaiono 2-4 giorni dopo la comparsa della malattia, e cominciano con ittero e altri segni di insufficienza del fegato. Successivamente compaiono segni di emorragia come sangue nel vomito e/o nelle feci, esantema o ecchimosi purpuriche (macchie emorragiche di colore rosso vivo che compaiono sotto la pelle o le mucose, diventano bluastre, verdognole e poi scompaiono), sanguinamento dal naso o dalle gengive, abnorme aumento del flusso mestruale e sanguinamento dai siti di prelievo venoso. Il tasso di letalità nelle persone con forma emorragica di malattia è elevato, intorno al 50% e di solito avviene 3-6 giorni dopo la comparsa dei sintomi. 

I sintomi della Febbre della Rift Valley possono essere lievi e poco specifici, di conseguenza la diagnosi è spesso difficile, soprattutto nelle fasi iniziali della malattia. La febbre della Rift Valley può inoltre essere confusa con altre febbri virali emorragiche e con altre malattie come malaria, shigellosi, ebola, febbre tifoide e febbre gialla.

Per una diagnosi certa di febbre della Rift Valley sono quindi necessari, accanto ai sintomi tipici della malattia alcuni accertamenti di laboratorio che hanno lo scopi di dimostrare la presenza del virus della Rift Valley, come la reazione a catena della polimerasi inversa (RT-PCR), test di immunoassorbimento enzimatico degli anticorpi IgG e IgM (ELISA) o isolamento del virus mediante coltura cellulare.

 In genere, le persone guariscono entro due-sette giorni dall’inizio dei sintomi. Come per altre malattie virali, non esiste una cura specifica, di conseguenza la cura è di supporto e include farmaci da banco e farmaci antivirali sperimentali; nei casi più gravi può essere necessario il ricovero in ospedale, il supporto con liquidi e un trattamento indirizzato a prevenire le complicanze della malattia a livello nervoso e oculare. 

Una comune complicanza a lungo termine della febbre della Rift Valley coinvolge gli occhi con conseguente infiammazione della retina che, in circa l'1-10% dei pazienti, porta a cecità.

Le possibilità di una persona di contrarre l'infezione possono essere ridotte adottando misure per diminuire il contatto con sangue, fluidi corporei o tessuti di animali infetti, evitare i prodotti animali non sicuri e adottare tecniche di protezione contro le zanzare e altri insetti ematofagi.

Di conseguenza l'uso di zanzariere e repellenti per zanzare, indossare indumenti adeguati (abiti di colore chiaro con maniche e pantaloni lunghi) sono metodi efficaci; se si viaggia in aree endemiche è inoltre opportuno alloggiare preferibilmente in stanze dotate di condizionatore d'aria, oppure, in mancanza di questo, di zanzariere alle finestre, curando che queste siano tenute in ordine e ben chiuse.

Per coloro che lavorano con animali in aree endemiche è necessario indossare dispositivi di protezione per evitare qualsiasi esposizione al sangue o ai tessuti di animali potenzialmente infetti.
Sono in fase di studio alcuni vaccini. 

 

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  • A cura di: Ilaria Campagna
    Area di Ricerca Malattie Multifattoriali e Malattie Complesse
  • in collaborazione con:

Ultimo Aggiornamento: 07 settembre 2021


 
 

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