Mio figlio è allergico

I bambini possono sviluppare allergia verso numerosi alimenti che si manifestano con sintomi molto vari. Per la diagnosi è fondamentale la visita del pediatra allergologo 

Dopo la poppata alcuni neonati manifestano problemi (soprattutto gastrointestinali e dermatologici, ma talvolta anche respiratori), ma ciò non significa che siano allergici al latte della mamma. Anzi, nella maggior parte dei casi questi disturbi non hanno nulla a che fare con l'allergia. Spesso si tratta di pure e semplici coincidenze: il piccolo, ad esempio, potrebbe avere le coliche gassose, oppure potrebbe soffrire di una dermatite seborroica.

Ma se si tratta davvero di disturbi allergici, potrebbe trattarsi di un'allergia alle proteine del latte vaccino che vengono assorbite dalla mamma e che poi finiscono in parte nel latte materno. In questi casi, per evitare che il neonato stia male il rimedio è semplicissimo e consiste nell'escludere il latte vaccino dall'alimentazione della mamma. In realtà, questo disturbo non è tanto frequente perché le proteine del latte vaccino che finiscono in quello materno non sono molte. Ma soprattutto, prima di iniziare una dieta priva di latte è importante che il piccolo sia stato visitato dal pediatra e che l'allergologo pediatra, con l'aiuto di qualche accertamento, abbia posto diagnosi di allergia alle proteine del latte vaccino.    

In Italia, fino a pochi anni fa, durante lo svezzamento doveva essere introdotto un alimento alla volta. Oggi c'è la tendenza a introdurre i cibi tutti insieme perché le ricerche scientifiche hanno dimostrato che è più facile sviluppare allergia nei confronti degli alimenti inseriti più tardi. E' nota l'indicazione dell'Organizzazione Mondiale della Sanità di alimentare il bambino esclusivamente con latte materno almeno fino al sesto mese di vita. Resta comunque valida l'indicazione di procedere con cautela nell'inserimento di nuovi cibi nella dieta del piccolo, così da facilitare l'individuazione di eventuali allergie.

L'individuazione diventa ovviamente più difficile se nello stesso pasto vengono dati al bimbo due o più alimenti mai assaggiati prima. I cibi che contengono glutine possono essere introdotti senza alcun accorgimento particolare rispetto a quelli che ne sono privi; né un'introduzione nelle fasi iniziali dello svezzamento né un inserimento tardivo, infatti, influiscono in alcun modo sull'eventuale comparsa di celiachia. 

Latte, uovo, arachidi, pesce, soia, grano e riso sono gli alimenti a maggior rischio di provocare allergia. Se è stata diagnosticata un'allergia, è necessario escludere tutti i cibi all'origine del problema: se sono molti, è evidente che si corre il rischio di un deficit nutrizionale. Occorre quindi individuare le opportune integrazioni da apportare alla dieta: nel caso, per esempio, di un'alimentazione che esclude il latte vaccino, per il piccolo è indicata un'integrazione con calcio.

Se poi il bambino soffre di una forma di allergia alimentare particolarmente seria (come chi ha avuto shock anafilattico con frammenti di allergene) bisogna evitare che resti in ambienti in cui si cucina il cibo a cui è allergico. In altre parole: un bimbo "molto" allergico al pesce non deve restare nei luoghi in cui si cucina il pesce, né sedersi accanto a qualcuno che lo mangia oppure sostare in esercizi pubblici dove è venduto o servito il pesce. Questo vale anche per l'uovo, per il latte, per le arachidi e per il riso. 

L'allergia al latte vaccino è la sensibilizzazione più diffusa durante i primi anni di vita dei bambini. Il latte però, rappresenta un cibo importantissimo per i bimbi. Quindi, per quelli allergici, è fondamentale trovare una valida alternativa. Poiché contengono proteine molto simili a quelle che si trovano nel latte di mucca, il latte di capra e il latte di pecora non sono valide alternative: causano gli stessi problemi di quello vaccino.

Il latte vaccino può essere sostituito con i "latti vegetali". Il più diffuso è il "latte" di soia la cui assunzione, però, può scatenare a sua volta allergia o intolleranza. Infatti, circa il 10% dei bambini allergici al latte vaccino lo è anche a quello di soia, che comunque può essere preso solo dal sesto mese in avanti. È decisamente meno probabile, invece, che un bimbo sia allergico al latte di riso, da assumere sempre dopo il sesto mese. Come per tutti i "latti" vegetali, è indispensabile integrare i micronutrienti   che vengono a mancare come calcio, ferro, vitamine B12 e D.

Nei bambini è necessario escludere completamente dall'alimentazione i cibi responsabili dell'allergia (latte compreso) per un periodo piuttosto lungo. La reintroduzione di questi alimenti, da valutare caso per caso insieme allo specialista, deve avvenire soltanto dopo che siano trascorsi 6-12 mesi dal momento dell'esclusione. Infatti, in circa il 30% dei piccoli che soffrono di allergia alimentare si verifica la scomparsa (o quantomeno la diminuzione) della reattività nei confronti dei cibi "incriminati" entro i primi tre anni di vita. Ma se si è allergici a certi alimenti come pesce, molluschi e frutta secca, è molto raro che la reattività nei loro confronti diminuisca nel tempo. 

Un recente studio scientifico ha dimostrato che i bambini potrebbero introdurre le arachidi nella dieta fin dai tre mesi d'età. Questo non significa però che lo si debba necessariamente fare. Oltre tutto, non c'è nessuna necessità nutrizionale di introdurre arachidi e frutta secca nella dieta. Per i bambini allergici alle arachidi e alla frutta secca la vera difficoltà consiste nell'evitare, soprattutto in ambienti quali feste e occasioni di ritrovo con i coetanei, prodotti industriali che li contengono (per esempio la crema alle nocciole). 

Sono diverse le spie che devono spingere i genitori ad andare dall'allergologo. Una delle più trascurate è la comparsa di una piega trasversale sul naso, che si nota maggiormente quando la pelle è abbronzata. Il prurito in questa zona del volto, infatti, porta spesso il piccolo a grattarsi con la mano la punta del naso dal basso verso l'alto, provocando così la formazione di una piega trasversale sul dorso del naso. Inoltre, se il bambino presenta dei tic (smorfie con il naso oppure sfregamento con la mano su questa parte del volto) potrebbe avere la rinite allergica. La congestione nasale tipica della rinite allergica può portare il bambino a respirare tenendo la bocca aperta.

Sintomi comuni sono anche il muco trasparente e gli starnuti frequenti, soprattutto alla mattina, in serie da 5 o più. I bimbi che sono spesso vittime di otite potrebbero soffrire di un'allergia respiratoria: non è raro, infatti, che l'otite sia una conseguenza di una rinite allergica non diagnosticata. Anche l'alito cattivo può essere causato da rinite allergica, così come l'arrossamento degli occhi associato a prurito. Infine, il bambino allergico può essere pallido, sudare spesso mentre dorme e quando mangia, e avere le occhiaie. Attenzione, però: tutti i sintomi elencati potrebbero essere dovuti anche ad altre malattie. Per diagnosticare una rinite allergica è dunque fondamentale rivolgersi al pediatra allergologo.

 

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  • A cura di: Maria Cristina Artesani, Maurizio Mennini, Alessandro Giovanni Fiocchi
    Unità Operativa di Allergologia
  • in collaborazione con:

Ultimo Aggiornamento: 22 aprile 2021


 
 

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