Nuovo Coronavirus: COVID-19 e sintomi neurologici

Difficoltà di concentrazione e malessere dopo la fase acuta dell'infezione. Le nuove ricerche chiariscono che il SARS CoV-2 ha un ampio e significativo impatto sul cervello 

Dopo un’infezione da Covid-19 i sintomi possono durare molto tempo: si tratta del cosiddetto ‘Long Covid’ o Covid protratto. Questo stato spesso riguarda le capacità mentali del paziente: sono molti infatti coloro che lamentano difficoltà di concentrazione e malessere dopo la fase acuta dell’infezione, e dichiarano di non essere più in grado di fare ciò che facevano facilmente prima della malattia. 

Gli aspetti neurologici e neuropsichici del Covid-19 stanno diventando sempre meglio definiti e vengono diagnosticati con frequenza crescente. Le nuove ricerche chiariscono che il SARS-CoV-2 ha un ampio e significativo impatto sul cervello, molto maggiore di quello che si pensava all’inizio. Molti pazienti adulti riportano effetti sulla memoria, come buchi della memoria o ‘nebbia’ cerebrale, e riferiscono stati di ansia e depressione

Alcuni riferiscono alterazioni dell'attenzione e sintomi riferibili a una fatica cronica, che durano mesi dopo l'inizio della malattia.
Sono spesso giovani tra 20 e 40 anni, che in precedenza non avevano mai accusato questi sintomi, o in alcuni casi solo in modo molto lieve. 
Ma anche negli adolescenti una sintomatologia neurologica dopo l’infezione da Coronavirus o forme cliniche di COVID-19 sono state osservate in molti Centri clinici.

Non è la prima volta che si riscontrano sintomi neurologici causati da infezioni virali-SARS, MERS, Ebola e lnfluenza da H1N1 (la pandemia da Spagnola) hanno già in passato causato sintomi protratti a carico del sistema nervoso centrale.
Nella SARS erano stati già descritti i sintomi della fatica post-esercizio, così come i cambiamenti neuropsichiatrici che comportavano sintomi di depressione, di ansia e negatività, con incapacità di tornare al lavoro. 

Deficit di ossigeno
Le ricerche sono ancora iniziali e non si sa con certezza come il Covid danneggi il cervello. In alcuni casi il virus penetra direttamente nel cervello e vi causa una reazione immunologica con edema tipo encefalite. Ma questo meccanismo sembra essere piuttosto raro nel Covid-19. 
Risulta invece che il virus causi una risposta infiammatoria generale, che interessa anche i neuroni, le cellule essenziali per il funzionamento cerebrale. ll virus SARS CoV-2 entra nell’organismo umano attraverso le mucose del naso e degli occhi, infetta il sistema respiratorio e quindi penetra nel sangue. Qui, per bloccarne la diffusione, si attiva il sistema immunitario e le citochine, molecole che attivano il processo di infiammazione e portano con maggiore facilità alla formazione di coaguli all'interno dei vasi sanguigni. Questi coaguli bloccano il sangue causando difetti di ossigenazione di vari organi, compreso il cervello, con morte cellulare fino all'infarto cerebrale. 

Alterazione della barriera ematoencefalica
Il danno cerebrale, tuttavia, si produce non solo attraverso il deficit di ossigeno, ma anche per l'infiammazione stessa, che può danneggiare la barriera di protezione intorno al cervello, la cosiddetta ‘barriera ematoencefalica’. Quest’ultima non è una struttura fisica, ma una funzione biochimica, che impedisce l’ingresso al cervello di alcuni elementi come cellule e nutrienti e che previene l'ingresso di tossine e di microbi che possono causare malattie.

Le nuove ricerche hanno dimostrato che il virus SARS danneggia la parete dei vasi cerebrali (endotelio), altera la funzione di barriera e permette al sistema immunitario di portare l’infiammazione dentro il cervello. Lo stesso danno dell’endotelio attiva il sistema immunitario e le sue cellule, con aumento di mediatori e di citochine che portano una infiammazione cronica, con le manifestazioni di Long Covid.

Questa non è la sola via, in quanto i neuroni nasali dell'olfatto, che sono infiammati e danneggiati dal virus (perdita dell’olfatto o anosmia e perdita del senso del gusto o ageusia) possono trasmettere l'infezione al cervello, aumentando l'infiammazione. È questo il meccanismo che i ricercatori ritengono causare l’alterazione del sistema nervoso centrale. Tuttavia non si spiegano perché così tanti pazienti soffrano di problemi neurologici e per un tempo così lungo. 

Recenti studi sulla risonanza magnetica cerebrale di pazienti inglesi con e senza COVID-19 hanno mostrato come in coloro che hanno avuto l’infezione vi siano danni dimostrabili a distanza delle aree cerebrali temporo-parietali che invece sono assenti – alla stessa distanza di tempo – in coloro che non hanno avuto l’infezione da SARS CopV-2, anche se l’infezione nei primi si era manifestata in maniera asintomatica.

Infine, analizzando le conseguenze delle precedenti epidemie - come la spagnola - risultano danni persistenti del sistema nervoso, come il Parkinson decenni più tardi, come oggi i tremori riscontrati nei pazienti con Covid-19.
Anche le ricerche dimostrano la presenza di danni neurologici da Covid-19: alcuni di questi possono essere temporanei, mentre altri sono permanenti, con perdita di alcuni circuiti che non si riparano col tempo e portano a sintomi di demenza o di parkinsonismo. 

I virus che colpiscono il cervello direttamente o indirettamente possono quindi causare conseguenze che a volte emergono con il tempo. Tuttavia resta la speranza che, nella maggior parte dei casi, i fattori sottostanti il danno si possano riparare. 

Il Long Covid e i problemi neuropsichici possono essere riscontrati anche nei bambini, seppure più raramente. Sono state descritte condizioni di cefalea, affaticamento protratto, disturbi del sonno, difficoltà di concentrazione, cambiamenti del tono dell’umore e disfunzioni cognitive.

Tuttavia questi sintomi potrebbe anche essere dovuti alle conseguenze indirette del Covid-19. Infatti la salute dei bambini può risultare profondamente influenzata dalle modificazioni delle condizioni di vita, dal distacco dai compagni di scuola e dall’isolamento sociale, dai problemi di istruzione e del ridotto reddito familiare, che li ha esposti a un maggior rischio di abbandono.

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ATTENZIONE
Se tu o i tuoi conviventi avete sintomi del COVID-19, resta in casa e chiama subito il tuo pediatra di libera scelta o il tuo medico di medicina generale. Altrimenti, chiama uno dei numeri di emergenza regionali indicati sul sito del Ministero della Salute.

 

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  • A cura di: Guido Castelli Gattinara
    Istituto Bambino Gesù per la Salute del Bambino e dell'Adolescente
  • in collaborazione con:

Ultimo Aggiornamento: 23  Maggio 2022 


 
 

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