Nuovo Coronavirus: cosa sono le immunoglobuline

Cosa sono le immunoglobuline e come si usano per la prevenzione delle infezioni
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03 aprile 2020


CHE COSA SONO
Il termine immunoglobuline è un sinonimo della parola anticorpi. Gli anticorpi sono delle proteine coinvolte nella nostra risposta immunitaria, cioè sono quelle sostanze che il nostro organismo produce per proteggerci dai batteri e dai virus.
Per farlo, gli anticorpi legano piccolissime parti (molecole) del batterio o del virus che vengono denominate antigeni.
Il legame tra anticorpo e antigene è del tipo "chiave/serratura", quindi ogni anticorpo – la chiave – apre una ed una sola serratura (l'antigene).
Proprio per questo, in gergo immunologico si dice che gli anticorpi sono molto specifici.
Le prime immunoglobuline sono state utilizzate a partire dal 1952 ed utilizzate come terapia sostitutiva nei bambini con una malattia rara che impedisce loro di produrre le immunoglobuline allo stesso modo con cui l'insulina viene utilizzata nei diabetici.
Le immunoglobuline vengono classificate in 5 classi:

- IgA: sono presenti sulle mucose e nelle secrezioni esterne (ad esempio nella saliva, lacrime, secrezioni genitourinarie, muco intestinale e bronchiale, colostro e latte materno) e sono la prima barriera che ci protegge contro le infezioni, impedendo a virus e batteri di entrare nel nostro organismo;
IgD: hanno certamente un ruolo molto importante nei meccanismi della risposta immunitaria;
IgE: vengono prodotte dall'organismo per proteggerci dai parassiti (ad esempio dai vermi intestinali) e giocano un ruolo di primo piano nelle reazioni allergiche;
IgG: sono le immunoglobuline più presenti nel sangue e le più importanti per la difesa dai microbi.
Gli anticorpi IgG vengono cercati in laboratorio per capire se il paziente è stato precedentemente infettato con un determinato virus o batterio.
La presenza di IgG specifiche per un determinato microrganismo indica che il paziente è venuto a contatto con l'antigene di un determinato microrganismo.
In altre parole, la presenza di anticorpi IgG diretti contro un virus come il SARS-Cov-2 ci dice che quel paziente si è infettato con il SARS-Cov-2.
In qualche caso il paziente già lo sa perché ha avuto sintomi e un tampone positivo.
In molti altri casi non si è nemmeno reso conto di essersi infettato: ha avuto un'infezione asintomatica;
IgM: sono le prime a comparire nel sangue in risposta a un'infezione da virus o da batteri. Hanno un ruolo molto importante nelle difese immunitarie.
Proprio perché compaiono molto precocemente, gli anticorpi IgM vengono usati in laboratorio per stabilire se il paziente ha o meno una infezione in corso, quindi in fase acuta.

COME SI USANO PER LA TERAPIA E LA PREVENZIONE DELLE INFEZIONI
Le immunoglobuline umane possono venir estratte dal sangue di migliaia di donatori sani in modo da contenere anticorpi diretti contro il maggior numero possibile di microrganismi.
Queste immunoglobuline, denominate immunoglobuline umane normali, vengono utilizzate:

- Per la terapia sostitutiva di soggetti che mancano di anticorpi:

- Perché non sono in grado di produrli a causa di malattie genetiche rare come l'agammaglobulinemia congenita o morbo di Bruton;
- Perché affetti da malattie del sangue come il mieloma o alcune leucemie che rendono difficoltosa la produzione di anticorpi;
- Perché sottoposti recentemente a trapianto di cellule staminali ematopoietiche, quindi incapaci di produrre anticorpi fino all'attecchimento completo del trapianto;
- Sfruttando le proprietà immunodepressive delle immunoglobuline ad alta concentrazione, per curare malattie autoimuni o comunque mediate da un'iperattività del sistema immunitario come la piastrinopenia immune o la malattia di Kawasaki.

Le immunoglobuline possono anche venir estratte dal sangue di un gruppo selezionato di dona­tori che hanno una gran quantità di anticorpi diretti contro gli antigeni di un determinato virus, di un batterio o di una tossina prodotta da un batterio.
Si tratta di pazienti convalescenti da infezioni naturali o di donatori vaccinati.
Queste immunoglobuline, denominate immunoglobuline iperimmuni, possono venir utilizzate per prevenire l'infezione o, in alcuni casi, per curarla.
Le immunoglobuline iperimmuni di impiego più comune sono:

- Le immunoglobuline iperimmuni dirette contro il virus dell'epatite B, iniettate subito dopo il parto ai neonati di madri portatrici del virus per impedire l'infezione del neonato;
- Le immunoglobuline iperimmuni dirette contro la tossina del botulino vanno iniettate ai neonati e ai lattanti non appena si sospetti un'intossicazione da tossina del botulino;
- Le immunoglobuline iperimmuni dirette contro il virus della rabbia anche se alcuni dati suggeriscono che possano peggiorare i sintomi piuttosto che alleviarli;
- Le immunoglobuline iperimmuni dirette contro la tossina del tetano, di dubbia efficacia in terapia;
- Le immunglobuline iperimmuni anti-Rh somministrate alla madre Rh-negativa a poche ore dal parto impediscono il passaggio di globuli rossi Rh-positivi dal feto alla mamma; prevengono così la malattia emolitica del neonato in gravidanze successive.

Sono disponibili anche altre immunoglobuline iperimmuni, come quelle contro il Cytomegalovirus e il virus Varicella Zoster, oggi assai scarsamente utilizzate.
La via di somministrazione all'inizio impiegata era intramuscolare oggi si somministrano per via endovenosa o per via sottocutanea, quella preferita dai pazienti in terapia sostitutiva cronica in quanto la si può praticare a domicilio.
Continuano a venir somministrate per via intramuscolare le immunoglobuline iperimmuni.
Una singola somministrazione conferisce una protezione che dura da un minimo di 4 settimane ad un massimo di 8 settimane a seconda della quantità di IgG somministrate.

NUOVO CORONAVIRUS: COSA SONO LE IMMUNOGLOBULINE
L'obiettivo della somministrazione di immunoglobuline è fornire una difesa contro le infezioni. Nel caso dell'infezione da Sars-Cov2, alcuni studi hanno sollevato la possibilità di usare le immunoglobuline iperimmuni sia come terapia, nei casi più gravi, che per prevenire la malattia, soprattutto nei soggetti più fragili, nell'attesa che venga messo a punto un vaccino sicuro ed efficace.
Per entrambi gli utilizzi (terapeutico e preventivo), tuttavia, sono necessari studi e trial clinici per valutare l'efficacia e la sicurezza del loro impiego su larga scala.
Infatti, ci sono alcuni aspetti che devono essere considerati prima di ipotizzare il loro impiego soprattutto per prevenire la malattia nella popolazione generale:

- Il costo molto elevato;
- La difficoltà di ottenere e produrre grandi quantità di dosi per tutta la popolazione da ripetere ogni 4 settimane;
- La possibilità di causare reazioni indesiderate ed effetti collaterali sia al momento della somministrazione (ad esempio, mal di testa, febbre, brividi, ecc) che successivamente (ad esempio, trombosi, coaguli sanguigni, insufficienza renale).

Al momento attuale quindi, il loro utilizzo non è raccomandato dalle Autorità Sanitarie Internazionali.

Sfoglia online lo speciale di 'A scuola di salute' dedicato al Nuovo Coronavirus:


ATTENZIONE
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a cura di: Caterina Rizzo*, Alberto Giovanni Ugazio**
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