Vaccini Covid-19 in età pediatrica: le risposte alle domande più frequenti

I nostri esperti rispondono alle richieste più comuni sulle vaccinazioni per i ragazzi

Il vaccino contro il Covid-19 è indicato anche per tutti i ragazzi e i bambini anche molto piccoli, a partire dai 6 mesi di vita. In questo approfondimento, i nostri esperti rispondono ai dubbi più comuni sulle vaccinazioni Covid-19 nelle diverse fasce dell’età pediatrica. 

Sì.  I bambini tra i 6 mesi e 4 anni di età possono essere vaccinati contro COVID-19 perché i dati disponibili ne documentano la sicurezza e l’efficacia. Per quanto riguarda questa fascia di età, la sicurezza, negli studi clinici finora effettuati hanno partecipato oltre 4.500 bambini tra 6 mesi e 4 anni, ed è stato dimostrato come gli effetti collaterali siano simili a quanto osservato nei bambini più grandi. 

Gli studi clinici hanno documentato inoltre un’efficacia superiore al 75% nel prevenire il COVID-19 in questa fascia di età.  Come gli adulti, dopo la vaccinazione contro il COVID-19 i bambini e i ragazzi possono avere alcuni effetti collaterali locali (dolore, gonfiore) o generali (febbre, malessere), che hanno breve durata (uno-due giorni).

La sicurezza di vaccini COVID-19 è stata attentamente monitorata anche da studi condotti nella fascia di età 5-11 anni e dai 12 anni in su. Sono state somministrate nel mondo diverse milioni di dosi. Suo figlio vaccinandosi è protetto dal rischio di contrarre una forma grave e dal rischio di morte da COVID-19.

La vaccinazione COVID-19 può aiutare a proteggere suo figlio dal contrarre la malattia COVID-19. Sebbene un minor numero di bambini e ragazzi si sia ammalato di COVID-19 rispetto agli adulti, i bambini e ragazzi possono essere infettati dal virus SARS-CoV-2, possono ammalarsi e possono diffondere il virus ad altri. In alcuni rari casi inoltre, l’infezione può determinare lo sviluppo di una forma di malattia infiammatoria che può risultare particolarmente aggressiva (MIS-C). Far vaccinare suo figlio aiuta a proteggere suo figlio e la sua famiglia. Per questo, la vaccinazione è raccomandata per tutti i soggetti a partire dai 5 anni.

Per i bambini di età compresa tra 6 mesi e 4 anni compresi (cioè fino al compimento dei 5 anni), è disponibile il vaccino Comirnaty, prodotto da BioNTech/Pfizer. Si tratta del vaccino a mRNA già in uso nei bambini tra 5 e 11 anni di età. Nei bambini dai 6 mesi ai 4 anni viene utilizzato un dosaggio inferiore rispetto a quello utilizzato nei bambini tra 5 e 11 anni (3 microgrammi/dose, pari a 0,2 ml). La vaccinazione viene effettuata per via intramuscolare e prevede 3 dosi, con la seconda dose a 3 settimane dalla prima dose, e la terza dose almeno 8 settimane dopo la seconda. Se il bambino compie 5 anni tra una dose e l’altra nel corso del ciclo di vaccinazione, dovrà completare il ciclo continuando a ricevere la dose di 3 microgrammi (cioè lo stesso con il quale ha iniziato il ciclo vaccinale). 

Per i bambini di età compresa tra 5 e 11 anni, è disponibile il vaccino Comirnaty, prodotto da BioNTech/Pfizer. Si tratta del vaccino a mRNA che viene già usato nei ragazzi dai dodici anni e negli adulti; nei bambini dai 5 agli 11 anni viene utilizzato un dosaggio inferiore rispetto a quello utilizzato nelle persone più grandi (un terzo del dosaggio, 10 µg rispetto a 30 µg).

Come per le altre fasce di età, è prevista la somministrazione di due dosi per iniezione intramuscolare (nella parte superiore del braccio), a distanza di tre settimane l’una dall’altra. Attualmente, il vaccino Pfizer-BioNTech COVID-19 è l'unico disponibile per la vaccinazione dei bambini tra i 5 e gli 11 anni.

Per il ciclo primario e per la prima dose di richiamo dei bambini e ragazzi fra i 12 e 17 anni sono autorizzati e disponibili in Italia il vaccino Comirnaty (BionNtech/Pfizer) ed il vaccino Spikevax (Moderna).

In questa intervista, il direttore del dipartimento Emergenza, Accettazione e Pediatria Generale dell'Ospedale Alberto Villani approfondisce il tema delle vaccinazioni contro il Covid-19 negli adolescenti:

In questa fascia di età, la vaccinazione COVID-19 è raccomandata per i bambini che presentano condizioni di fragilità e che possono quindi avere forme gravi di infezione da SARS-CoV-2. Si tratta in particolare dei bambini con:

  • Grave immunodeficienza primitiva (es. immunodeficienza comune variabile, agammaglobulinemia di Bruton, Sindrome di Wiskott-Aldrich, S. di DiGeorge)
  • Immunodeficienza secondaria, (compresi coloro che sono in trattamento per cancro o che sono sottoposti a trattamento immunosoppressivo per malattie immuno-mediate come ad es. collagenopatie, malattia di Crohn, o per la prevenzione del rigetto nel trapianto di organo solido, o bambini affetti da HIV con conta di linfociti CD4+ inferiore a 200 elementi/mL)
  • Trapianto di midollo osseo/cellule staminali, o terapia con CAR-T cells
  • Terapia con anticorpi depletanti il compartimento B cellulare
  • Splenectomizzati o soggetti nati con asplenia
  • Thalassemia Major, anemia a cellule falciformi e altre anemie croniche gravi
  • Insufficienza cardiaca grave
  • Ipertensione polmonare grave
  • Difetti cardiaci cianotici congeniti, cuore univentricolare post-intervento di Fontan e altre malattie cardiache congenite complesse che hanno impatto sulla funzione cardiaca
  • Broncodisplasia polmonare
  • Anomalie strutturali delle vie aeree
  • Ipoplasia polmonare grave;
  • Malattie polmonari croniche con una riduzione persistente della funzione polmonare;
  • Malattie renali croniche
  • Diabete mellito di tipo 1
  • Fibrosi cistica
  • Pregresso stroke
  • Condizioni neurologiche o neuromuscolari croniche
  • Paralisi cerebrale infantile
  • Sindrome di Down (trisomia 21) e altre cromosomopatie;
  • Obesità (> 97° percentile di BMI)
  • Neonati ex prematuri di età inferiore ai 2 anni
  • Malattie sindromiche con grave compromissione delle attività quotidiane
  • Disabilità grave ai sensi della legge 104/1992 art.3 comma 3)

È comunque possibile vaccinare tutti i bambini tra 6 mesi e 4 anni, anche quelli che non presentano patologie.

Dopo la vaccinazione contro il COVID-19 si possono avere alcuni effetti collaterali, che sono normali segni che il corpo sta costruendo una protezione contro la malattia. I bambini tra 6 mesi e 4 anni possono infatti avere effetti collaterali locali (dolore, arrossamento) o generali (irritabilità, sonnolenza, appetito ridotto) che hanno breve durata (uno o due giorni) e guariscono spontaneamente. 

Anche nei bambini con più di 5 anni e nei ragazzi gli effetti collaterali comuni sono dolore, arrossamento e gonfiore al braccio in cui si è fatta l'iniezione, nonché stanchezza, mal di testa, dolori muscolari, brividi, febbre e nausea. Questi effetti collaterali potrebbero influire sulla capacità di svolgere le attività quotidiane, ma scompaiono in poche ore o giorni. Le Agenzie regolatorie e la comunità scientifica continuano la sorveglianza per il rapido riconoscimento e la gestione di eventuali eventi avversi correlati al vaccino.

Per garantire la durata della protezione, allo stato attuale delle conoscenze, è prevista la somministrazione di una dose booster (richiamo) a partire dai 12 anni di età, dopo 120 giorni (4 mesi) dall’ultima dose o dall’infezione. Inoltre una dose addizionale di vaccino è prevista a partire dai 5 anni di età per le persone sottoposte a trapianto di organo solido o con marcata compromissione della risposta immunitaria per cause legate alla patologia di base o a trattamenti farmacologici. In questi casi, la dose addizionale viene somministrata dopo almeno 28 giorni dall’ultima dose.

E' possibile effettuare la somministrazione concomitante (o a qualsiasi distanza di tempo, prima o dopo), di un vaccino anti-SARS-CoV-2/COVID-19 utilizzato in Italia e un altro vaccino inattivato (antipoliomielitica; antidifterica; antitetanica; anti -epatite B; anti-pertosse; anti-Haemophilus tipo b; anti-influenzale; anti HPV; anti-influenzale). Nel caso dei vaccini vivi attenuati (anti-morbillo; anti-rosolia; anti-parotite; anti-varicella; anti-herpes zoster; anti febbre gialla), è considerata valida una distanza minima precauzionale di 14 giorni prima o dopo la somministrazione del vaccino anti SARS-CoV-2.  

Sono attualmente disponibili vaccini a mRNA contro le varianti Omicron di SARS-CoV-2, che possono essere utilizzati per le dosi di richiamo a partire dai 12 anni di età.

Diversi studi hanno evidenziato che il vaccino è in grado di ridurre la probabilità di trasmettere l'infezione ad altri. In un ampio studio osservazionale condotto in Israele nel 2021, coloro che erano stati vaccinati avevano una riduzione del 90% del rischio di infezione asintomatica rispetto ai non vaccinati. Inoltre, tra coloro che contraggono l'infezione dopo la vaccinazione, sembra che le cariche virali siano inferiori rispetto alle persone infette che non sono state vaccinate. Una carica virale inferiore molto probabilmente porta a un rischio ridotto di trasmissione.

Da notare, anche se i vaccini riducono il rischio di trasmissione, non possiamo dire che lo eliminano: l'effetto protettivo non sarà mai del 100%. Oltre alla vaccinazione, l’attenzione ai comportamenti, come mantenere la distanza dagli altri e lavarsi spesso le mani rimangono strategie cruciali per ridurre il rischio di ammalarsi.

Gli studi che hanno portato alla messa a punto dei vaccini COVID-19 non hanno saltato nessuna delle fasi di verifica dell’efficacia e della sicurezza previste per lo sviluppo di un medicinale, anzi, questi studi hanno visto la partecipazione di un numero assai elevato di persone, circa dieci volte superiore a quello di studi analoghi per lo sviluppo di altri vaccini. La rapida messa a punto e approvazione si deve alle nuove tecnologie, alle ingenti risorse messe a disposizione in tempi molto rapidi e a un nuovo processo di valutazione da parte delle Agenzie regolatorie, che hanno valutato i risultati man mano che questi venivano ottenuti e non, come si faceva precedentemente, solo quando tutti gli studi erano completati. Sono già state somministrate milioni di dosi in tutto il mondo.

Prima della vaccinazione il personale sanitario pone una serie di semplici ma precise domande, utilizzando una scheda standardizzata e valuta se la vaccinazione possa essere effettuata o debba essere rinviata. Con queste domande infatti il personale sanitario può verificare la presenza di controindicazioni o precauzioni particolari.

Le persone che soffrono o hanno sofferto di allergia respiratoria possono vaccinarsi, rimanendo in osservazione, come tutti, per 15 minuti dopo l’iniezione. L’eventuale trattamento antiallergico in corso non deve essere sospeso. In corso di immunoterapia specifica, il vaccino va somministrato con un intervallo di 48 ore.

Per chi soffre di asma bronchiale persistente grave ben controllato dalla terapia è raccomandata la vaccinazione con osservazione prolungata a 60 minuti. In caso di asma non controllato la somministrazione del vaccino va rinviata fino a quando la situazione clinica non sia di nuovo sotto controllo. La principale causa di asma non controllata è la non adesione alla corretta terapia: è importante indirizzare il paziente a un centro qualificato. Se il controllo dell’asma non viene raggiunto nonostante la terapia ottimale, può essere considerata la vaccinazione in ambiente protetto (ospedaliero) con osservazione per 60 minuti.

Le persone con allergie alimentari possono vaccinarsi rimanendo in osservazione, come tutti, per 15 minuti dopo l’iniezione. Chi ha presentato in precedenza reazioni allergiche gravi (anafilassi) agli alimenti deve rimanere sotto controllo medico per 60 minuti.

Chi ha allergie ai farmaci può vaccinarsi rimanendo in osservazione, come tutti, per 15 minuti dopo l’iniezione. Chi ha presentato in precedenza reazioni allergiche gravi (anafilassi) a farmaci deve rimanere sotto controllo medico per 60 minuti. Le persone con sospetta allergia grave agli eccipienti polietilenglicole (PEG), macrogol, polisorbato, prima di ricevere il vaccino COVID-19 devono essere indirizzate a uno specialista allergologo.

Le persone con una storia di dermatite da contatto possono vaccinarsi.

Sì, i vaccini COVID-19 attualmente in uso non contengono lattice. Tuttavia è necessario informare il centro vaccinale che si è allergici al lattice in modo tale che la vaccinazione venga effettuata con materiale latex free. In caso di reazione allergica grave (anafilassi) da lattice il tempo di osservazione dopo vaccinazione viene prolungato a 60 minuti.

I ragazzi affetti da malattia celiaca possono vaccinarsi, in quanto queste patologie non costituiscono una controindicazione alla vaccinazione.

Sì, suo figlio dovrebbe essere vaccinato indipendentemente dal fatto che abbia già avuto una diagnosi di COVID-19 (tampone positivo). Questo perché non è ancora nota per quanto tempo dura la protezione dopo la guarigione. E’ dimostrato che la vaccinazione determina una risposta anticorpale più duratura rispetto a quella della malattia naturale.

Se si è avuta l’infezione (tampone positivo), bisogna aspettare 3 mesi prima di effettuare il vaccino per la prima volta. Se non si è stati mai vaccinati prima, e sono passati tra 3 e 6 mesi dalla data del tampone positivo, sarà sufficiente effettuare una sola dose di vaccino per garantire la massima protezione indipendentemente dai titoli anticorpali rilevati. Se sono passati più di 6 mesi dalla malattia sarà necessario effettuare come ciclo primario due dosi di vaccino COVID-19.

Se sono stati assunti anticorpi monoclonali o plasma convalescente per la terapia del COVID-19, è necessario aspettare 90 giorni prima di effettuare il vaccino COVID-19. Parlate con il vostro medico se non siete sicuri di quali trattamenti avete ricevuto o se avete altre domande su come effettuare un vaccino COVID-19.

Per i soggetti che presentano condizioni di immunodeficienza, primitiva o secondaria a trattamenti farmacologici è raccomandato fare due dosi secondo la schedula vaccinale prevista per i diversi vaccini disponibili: necessita più degli altri di essere protetto.

Nelle persone con infezione da SARS-CoV-2 confermata con tampone dopo almeno 14 giorni dalla prima dose di vaccino, l’infezione stessa rappresenta un potente stimolo per il sistema immunitario che si somma a quello fornito dalla prima dose di vaccino. Alla luce di questo e del fatto che l’infezione naturale conferisce una risposta immunitaria specifica per il virus, non è indicato somministrare a queste persone la seconda dose vaccinale. La vaccinazione parziale e la successiva infezione non precludono il richiamo della vaccinazione anti COVID-19.

Il Ministero della Salute raccomanda la somministrazione di una dose di vaccino Comirnaty (BionNtech/Pfizer) come dose di richiamo (booster) anche per la fascia di età dai 12 ai 17 anni. La dose booster può essere somministrata a distanza di 4 mesi (120 giorni) dal completamento del ciclo vaccinale o dall’ultimo evento (da intendersi come somministrazione dell’unica/ultima dose o diagnosi di avvenuta infezione in caso di soggetti vaccinati prima o dopo un’infezione da SARS-CoV-2.

La vaccinazione dopo un contatto con una persona con infezione da SARS-CoV-2 non comporta alcun rischio aggiuntivo. Se l’infezione fosse in fase di incubazione la vaccinazione può non essere efficace nel prevenire la malattia, ma non è pericolosa.


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