Allattamento al seno: controindicazioni vere e false

Il latte materno è l'alimento ideale per il neonato. A volte però è controindicato: scopriamo in quali casi e che rischi comporta 

  • Il latte materno è l'alimento ideale per il neonato. In alcuni casi, però, l’allattamento è controindicato
  • Gravi infezioni come l’AIDS, malattie debilitanti e psicosi post-partum controindicano l’allattamento
  • La cura con alcuni farmaci controindica l’allattamento
  • Alcune malattie del bambino, come la galottosemia, gli impediscono di assumere latte materno
  • Malattie lievi come febbre, diarrea, influenza, infezioni urinarie non controindicano l’allattamento
  • Se la mamma è positiva al virus dell’epatite B ma il neonato è stato vaccinato alla nascita non è controindicano l’allattamento
  • In caso di dubbi e difficoltà, consultare il medico o la consulente professionale in allattamento materno

Il latte materno rappresenta l'alimento ideale da offrire ai bambini come alimento esclusivo nei primi 6 mesi di vita. Poche sono le controindicazioni vere che sconsigliano la continuazione dell'allattamento materno al seno, così prezioso per la crescita del bambino. Eppure spesso l'allattamento viene interrotto non perché veramente controindicato, bensì per la presenza di difficoltà che potrebbero essere facilmente superate aiutando ed informando le mamme durante questo delicato momento.
Di seguito elenchiamo le controindicazioni che derivano:

  • Dalla salute della madre;
  • Dall'uso di alcuni farmaci;
  • Da malattie di cui è affetto il bambino.

Spesso la sospensione dell'allattamento avviene per la presenza di situazioni che si rivelano solo "false" controindicazioni. In caso di dubbi e difficoltà è bene che la mamma consulti il medico o la consulente professionale in allattamento materno.

Le controindicazioni possono essere:

  • Infezione materna da virus dell'AIDS (le indicazioni fornite dall'Organizzazione Mondiale della Sanità sono differenti per i Paesi in via di sviluppo);
  • Malattie severamente debilitanti (es. sepsi, nefrite cronica, tifo, tubercolosi in fase attiva);
  • Psicosi post-partum (non depressione);
  • Infezione da Herpes simplex bilaterale al capezzolo (finché non guarisce);
  • Assunzione materna di farmaci proibiti (per il periodo in cui vengono assunti).

Tra le controindicazioni vere vi sono quelle secondarie all'uso dei seguenti farmaci:

  • Farmaci antitumorali (Ciclofosfamide, Ciclosporina, Doxorubicina, Metotrexate);
  • Sostanze radioattive utilizzate in radiodiagnostica (limitatamente alla loro durata di azione);
  • Antitiroidei (diversi dal tiouracile);
  • Cloramfenicolo (i livelli nel latte molto bassi ma vi è il rischio di aplasia midollare).

In questi casi il consiglio è quello di sospendere temporaneamente l'allattamento fino al termine della terapia, fornendo indicazioni alla mamma su come mantenere la produzione lattea durante il periodo di interruzione. Per alcuni farmaci le controindicazioni non sono assolute, ma discutibili.
In questi casi la prudenza induce a non utilizzarli per i seri effetti collaterali:

  • Sostanze stupefacenti (amfetamine, cocaina, eroina, marijuana, metadone, LDS);
  • Ergotamina;
  • Litio;
  • Metimazolo;
  • Amodiarone;
  • Aiprofloxacina, Tetracicline, Sulfamidici (se deficit di G-6-PD, neonati pretermine, ittero).

Questi farmaci vanno utilizzati solo quando sono realmente essenziali e non è possibile un'alternativa più sicura. Vanno fornite alla mamma istruzioni chiare sugli eventuali effetti collaterali che, se insorgono, impongono la sospensione del farmaco o, se ciò non è possibile, il passaggio all'allattamento artificiale fino al termine del trattamento.

  • Galattosemia;
  • Fenilchetonuria (sono ammesse piccole quantità di latte materno);
  • Malattia delle urine a sciroppo d'acero (sono ammesse piccole quantità di latte materno).

Spesso la sospensione dell'allattamento avviene per la presenza di situazioni che si rivelano solo false controindicazioni e pertanto non escludono l'allattamento al seno.
Alcuni esempi sono i seguenti:

  • Madre positiva per l'antigene dell'epatite B, qualora il neonato abbia ricevuto immunoglobuline specifiche e vaccinazione anti-epatite B subito dopo la nascita;
  • Epatite C (a meno che la donna non sia infettata contemporaneamente con il virus dell'AIDS);
  • Malattie materne lievi (febbre, influenza, infezioni urinarie, diarrea);
  • Ittero da latte materno;
  • Problemi oculari materni (ad esempio la miopia);
  • Ipotiroidismo materno;
  • Anestesia generale o locale (ad esempio l'anestesia per un intervento dal dentista);
  • Ricomparsa delle mestruazioni;
  • Stato di gravidanza

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  • A cura di: Guglielmo Salvatori, Immacolata Dall'Oglio
    Unità Operativa di Educazione Nutrizionale Neonatale e Blud
    Unità Operativa di Psicologia Clinica
  • in collaborazione con:

Ultimo Aggiornamento: 18 giugno 2021


 
 

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